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Cucinelli e Capello, confronto sulla creatività. "La collezione più bella di sempre dopo il Covid" ha svelato l'imprenditore

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Apparentemente potevano sembrare non avere nulla in comune, a parte carriere ricche di successo, ma in realtà Brunello Cucinelli e Fabio Capello hanno mostrato un grande feeling ma anche esperienze e visioni molto simili. L'occasione è stato il Festival dello Sport al Teatro Sociale di Trento in cui - orchestrati dal giornalista Gianni Valenti della Gazzetta dello Sport - l'ex allenatore, ora brillante opinionista, e l'imprenditore umbro hanno duettato con complicità. La serata, intitolata Cucire il gioco, ha visto un clima disteso e informale con i due protagonisti chiacchierare sul calcio ma anche di educazione, fiducia, dignità, bellezza, talento, sacrificio, coraggio. E idee. 

 

 

Capello e Cucinelli condividono una “partenza” umile: figlio di un maestro elementare il primo, di contadini il secondo. È probabilmente nel solco di quegli insegnamenti, a cui guardano con gratitudine. Capello ricorda di come suo padre gli abbia insegnato il coraggio e di quando prima di una partita in Inghilterra dedicò l’eventuale vittoria ai 20mila camerieri - working class hero - che secondo i giornali sarebbero stati allo stadio. Cucinelli invece la bellezza del solco dell’aratro perfetto. Entrambi parlano di educazione come stile di vita, L’allenatore esorta a “Trasformare le difficoltà in cose facili” e si collega così al concetto di bellezza che "non è fare gol con 3, 10 o 20 passaggi, ma raggiungere un risultato con i giocatori che hai a disposizione. Prendiamo Maldini e Baresi: la loro bellezza era trasformare le difficoltà in cose facili". E a questo concetto si è collegato Cucinelli. L'imprenditore del cachemire ha spiegato: "I momenti di maggiore creatività nascono dal dolore. Come quando nei momenti di crisi, il 2008 e il 2020 per il Covid, abbiamo fatto la collezione più bella di sempre".

 

 

Capello e Cucinelli hanno raccontato di essere diventati amici conoscendosi durante un recente Gran Premio di Formula 1 a Imola. Tanti gli aneddoti racconti durante la serata a Trento. "La squadra che mi porto nel cuore? Per trofei vinti potrei dire sicuramente il Milan. Ma forse il Real Madrid della rimonta sul Barcellona la sento più mia, l'avevo costruita integralmente io" racconta l'ex tecnico di Milan, Roma, Real Madrid, Juventus, Russia e Inghilterra. Lo stilista invece invita a disconettersi, a liberarci: "Guardate il cielo, non il telefono".