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Perugia, dose 200% più forte di radioterapia al bimbo: oncologo patteggia a sei mesi

Francesca Marruco
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Nessuna sentenza gli darà la possibilità di imparare a contare. Nessuna assunzione di responsabilità quella di leggere. Né correre, o scrivere. Per dirla con le parole dell’avvocato Laura Modena, “al di là delle decisioni giudiziarie, qui abbiamo un bambino e una famiglia rovinati per sempre, che non avranno più la vita di prima”. Prima cioè che a un bimbo di appena sei anni venisse somministrata una dose di radioterapia del 200% più forte rispetto a quella prescritta. L'errore al piccolo ha causato danni irreversibili. E, per quei danni, la Procura ha portato a processo un’ex oncologa dell’ospedale di Perugia e il fisico medico che impostò la dose abnorme. Ieri mattina il giudice Antonietta Martino ha accolto la richiesta di patteggiamento a sei mesi per l’oncologa assistita dall’avvocato Sesto Santucci.

 

 

 

 

Nell’istanza di rito alternativo, il legale del dirigente medico scrive: “La dottoressa, pur ritenendo la sua condotta immune dagli addebiti mossi, non intende comunque sostenere un procedimento penale che la turberebbe oltre modo e che, anche per l’eventuale clamor, sarebbe difficile da sostenere per una professionista stimata e apprezzata”. L’avvocato Modena, che per sostenere la battaglia della famiglia aveva anche chiesto di anticipare l’udienza vista la prescrizione alle porte e la gravità del caso, in merito ha aggiunto: “Interpretiamo comunque questo patteggiamento come un’assunzione di responsabilità”. Per quanto riguarda l’altro imputato, il giudice ha rinviato al 20 ottobre e si è astenuta perché ha già in parte valutato la sua posizione. Ora deciderà il presidente del penale, sempre con la mannaia della prescrizione. Le indagini erano iniziate nel 2020 portate avanti dal pm, Gennaro Iannarone dopo che la mamma del piccolo malato di leucemia aveva infine capito cosa fosse accaduto al suo bimbo.

 

 

“Mi dicevano che ero una mamma ansiosa e presuntuosa, per due anni nessuno di mi ha preso sul serio e invece, purtroppo era come sospettavo. A mio figlio hanno rubato il futuro - aveva detto la donna al Corriere - io mi rendevo conto che qualcosa non andava dopo la radio aveva la pelle troppo bruciata, ma mi dicevano che non c'era da preoccuparsi. Poi ad aprile 2017 ebbe una brutta polmonite, non respirava, pensai che parlasse di meno per la paura. Invece qualcosa in lui si era rotto, stava iniziando la sua regressione. E nessuno mi dava ascolto. Il medico del day hospital mi diceva che non era possibile fosse un danno da radio. Finché un primario mi consigliò di andare a Firenze. E’ lì che quando vidi la risonanza magnetica scoppiai a piangere: lo avevano rovinato. Dopo un mese dalla risonanza, che nessuno a Perugia, tra i medici a cui avevo parlato delle mie preoccupazioni mi aveva consigliato di fare, e alcuni accertamenti che quello stesso primario riuscì a effettuare, alla fine, me lo confessarono. Il 4 novembre 2019 ci diedero la cartella di mio figlio e ci dissero che quella radioterapia era stata eccessiva. Qualcuno ci disse mi dispiace, ci siamo sbagliati e ci promisero sostegno, non ho più sentito nessuno di loro. Qualcun altro nemmeno un mi dispiace”. Si torna in aula tra un mese.