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Panicale, crisi Trafomec: nominati due curatori fallimentari

Foto: Belfiore

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Il futuro della Trafomec di Tavernelle si giocherà in Umbria. Per i lavoratori dello stabilimento produttivo nel comune di Panicale, senza stipendio e cassa integrazione e con la proprietà cinese irreperibile da mesi, arriva una svolta grazie al pronunciamento del Tribunale fallimentare di Perugia. Nella mattinata di lunedì 19 settembre 2022, infatti, i giudici hanno risposto all’istanza presentata da circa quaranta lavoratori, con un decreto che viene giudicato in modo positivo per le possibilità future dei lavoratori.

 

 

Innanzitutto, è stata ritenuta fondata la competenza territoriale del foro di Perugia: la partita sul futuro dell’azienda di componenti elettronici e dei suoi dipendenti si giocherà pertanto nella regione dove insiste lo stabilimento e non altrove. Sempre il Tribunale fallimentare ha dichiarato l’insolvenza del proprietario cinese irreperibile da mesi. Questo punto rappresentava il passaggio più difficile alla vigilia della procedura e quello che ora segna il cambio di rotta tanto atteso per una vertenza che vede i lavoratori combattere per tenere in vita la speranza di tornare a lavoro. Nominata anche una coppia di curatori, due professionisti del Perugino, che a questo punto si impegneranno per trovare una soluzione. Infine, è stata dichiarata la sussistenza della continuità aziendale, con i curatori che nel loro lavoro dovranno tenere in primo piano la prosecuzione dell’attività.

 

 

Della vicenda il sindaco di Panicale, Giulio Cherubini, ha informato e ringraziato il prefetto per il prezioso lavoro svolto per trovare una soluzione che tutelasse i dipendenti, aggiornato la Regione e l’amministrazione regionale dell’Emilia Romagna per la prosecuzione della fornitura di energia da parte di Hera. Solo poche settimane fa i dipendenti Trafomec erano tornati a protestare per evitare il distacco della fornitura elettrica (che alla fine è stato scongiurato) e per avere accesso agli ammortizzatori sociali visto che gli oltre settanta lavoratori non ricevono lo stipendio da aprile e a luglio è cessata anche la cassa integrazione che garantiva un minimo di sicurezza economica alle loro famiglie.