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Perugia, centro antiviolenza a rischio stop: operatrici senza stipendio da 8 mesi

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Francesca Marruco
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Al momento, e da oltre un mese e mezzo, al centro antiviolenza Catia Doriana Bellini di Perugia i servizi e gli orari sono stati drasticamente ridotti del 40 per cento. Perché, come spiegano dall’associazione Libera..mente donna che lo gestisce, il Comune di Perugia non ha ancora erogato loro i fondi necessari. E quindi, di fatto, le operatrici che comunque, con abnegazione e un grande cuore, stanno facendo volontariato. Ma per quanto possono andare avanti senza percepire uno stipendio? E’ per questo motivo che l’associazione non esclude, “con grande dolore”, l’ipotesi di uno stop definitivo se non si interverrà in qualche modo. Dall’apertura del marzo 2014 al Centro Antiviolenza si sono rivolte 2.137 donne, ha ospitate 180 donne e 195 minori, provenienti sia dal territorio umbro che da fuori regione. Già da agosto inoltre è stato del tutto sospeso il servizio di Pronta Emergenza dedicato che possa rispondere nell’immediato alle situazioni di allarme che le operatrici del centro, negli anni, si sono trovate diverse volte a dover gestire. Dal2018 infatti, anno della sua istituzione, il servizio ha ospitato 88 donne e 91 minori residenti nel comune di Perugia. Dal 2022 sono attivi 122 nuovi percorsi e sono state ospitate in emergenza 14 donne e 20 minori.

 

 

“L’intera provincia di Perugia in questo momento - dicono dall’associazione - può contare su un Centro Antiviolenza Residenziale e Casa Rifugio che non che sono in grado di ospitare nuovi nuclei, con risorse ridotte ed inadeguate per rispondere alle richieste di nuovi percorsi in accoglienza e ospitalità e per garantire la continuità di quelli già attivi”. “In questi anni di attività, - si spiega dall’associazione - le problematiche legate all’erogazione dei fondi da parte delle istituzioni ai Centri Antiviolenza sono diventate, purtroppo, cronicizzate. E nonostante queste si ripetano ogni anno, non si riesce ancora a trovare un'adeguata semplificazione degli aspetti burocratici necessari a permettere non solo la continuità, ma anche la  sopravvivenza dei Centri stessi. Anche quest’anno il problema si è tristemente ripetuto. Nonostante il riconoscimento formale sulla necessità dell'esistenza e pieno funzionamento dei Cav ad oggi, l’erogazione delle risorse economiche annuali destinate a tali attività, seppur presenti, risultano ferme nelle casse degli enti pubblici a causa di un sistema burocratico farraginoso che sta determinando il blocco della rete antiviolenza.

 

 

Il regolamento regionale sottoscritto e firmato da Regione e Comuni nel 2021, seppur crediamo con la lodevole intenzione di razionalizzare e formalizzare requisiti e garantire un'elevata qualità dei servizi, ha di fatto avuto l’effetto di mandare in stallo totale il settore mettendo nuovamente a rischio la sopravvivenza dei Centri. A inizio luglio 2022 soltanto due Centri in tutta l’Umbria avevano ricevuto formale autorizzazione alla gestione dei servizi”. L’associazione titene che “la sopravvivenza dei centri destinati alla protezione delle donne e dei loro figli non sia e non possa essere ridotta ad aspetti di natura meramente burocratica ma che sia necessario tenere conto degli obiettivi primari per i quali gli stessi Centri nascono, crescono, si evolvono e radicano nei territori. Riteniamo che la sopravvivenza dei centri antiviolenza non possa fondarsi soltanto sul senso di responsabilità e sul sacrificio delle donne che operano nelle associazioni, riproponendo un modello culturale ormai noto. Un sacrificio, quello delle lavoratrici senza stipendi da ben otto mesi, che oramai appare dato per scontato e che risulta così svuotato del valore sociale, professionale ed etico che ricopre. Crediamo sia invece indispensabile una presa di responsabilità ad ogni livello della rete antiviolenza e che anche le istituzioni si facciano carico della tutela di donne e minori che vivono situazioni di grave pericolo per la loro incolumità psicofisica anche garantendo continuità ai servizi a loro rivolti, servizi che nel tempo hanno maturato esperienza e una competenza specifiche, requisiti questi indispensabili per garantire una risposta adeguata a sostegno dei percorsi”.