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Castiglione del Lago, caso Capecchi: il processo del fotografo alle battute finali

Gabriele Burini
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Sono giorni decisivi per il futuro di Riccardo Capecchi, il fotografo di Castiglione del Lago, bloccato in Perù dal 20 maggio 2019 con l’accusa di traffico di droga. La prossima settimana, infatti, si terrà una delle ultime udienze in cui la difesa di Capecchi dovrà presentare la discussione finale. Poi, prima del pronunciamento del giudice, il fotografo avrà diritto all’ultima parola. “Il mio avvocato è ottimista - commenta Riccardo - sicuro di aver fatto un buon lavoro. Però non si può sapere cosa e come il colleggiato che sta esaminando la mia posizione potrà giudicarmi”.

 

 

Capecchi, ricordiamo, è stato arrestato cinque giorni dopo l’intervento della polizia che in un blitz aveva colto in flagranza di reato alcuni connazionali, gli stessi che lo avevano ingaggiato per un reportage a bordo di quattro fuoristrada dove, secondo l’accusa, sarebbe stata occultata la droga. Così, dopo l’arresto, il fotografo è stato detenuto nove mesi in forma preventiva nel carcere di massima sicurezza di Lima. Ma nell’auto a lui intestata non è stata mai rinvenuta nessuna traccia di droga, e tutti gli esami tossicologici per contatto e da consumo sono sempre risultati negativi. “L’unica colpa, chiamiamola così, è quella di avere un mezzo intestato a mio nome, ma per la norma del codice doganale non poteva essere altrimenti”, ricorda Riccardo. Quindi, su queste basi, la magistratura ha accusato il fotografo di traffico di droga come complice primario e per il quale è stata richiesta una pena detentiva di 16 anni più un'ammenda di risarcimento per danno alla salute pubblica.

 

 

Dopo quasi quattro anni, durante il processo preliminare sono stati cambiati tre pubblici ministeri e due giudici, e dal 3 maggio 2022 è iniziata la fase di giudizio che si è sviluppata in 55 udienze fino ad oggi. Riccardo, tra l’altro, non può nemmeno disporre della sua attrezzatura. “Il pm ha chiesto per la seconda volta la convalida del sequestro benché non sia mai stata materia di indagine. Questo, in caso di accusa, per vendere i mie beni per risarcimento allo stato peruviano”, ha detto. Una vicenda infinita di cui, purtroppo, non si vede ancora la fine all’orizzonte.