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Umbria, controlli della finanza: uno scontrino su cinque non viene emesso

Alessandro Antonini
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Uno scontrino su cinque non viene emesso. E’ quanto emerge dai controlli della Guardia di finanza nel 2022. Su 1.250 controlli effettuati sui corrispettivi telematici degli esercizi commerciali dal 1 gennaio al 15 settembre di quest’anno, le fiamme gialle del comando provinciale di Perugia hanno scoperto un tasso di irregolarità del 20% nel territorio di competenza. Si tratta di mancate registrazioni dei corrispettivi incassati, e quindi mancata emissioni

 

 

 

 

 


Sull’onda dei rincari di energia e materie prime si moltiplicano i furbetti di prezzi e scontrini. E i settori più caldi sono quelli dei beni di consumo e dei carburanti. Ma la Gdf - che già si occupa delle principali inchieste su delega della Procura - non molla su un millimetro sulla “routine” e intensifica le verifiche. Altro tema caldo quello dell’aumento dei carburanti, dalla benzina al diesel per non parlare del metano.
 Nei primi 9 mesi dell’anno i militari di stanza negli uffici di via Palermo a Perugia hanno passato al setaccio i distributori sulle principali arterie stradali della provincia. Risultato: su 96 controlli 48 sono risultati irregolari. Precisamente uno su due ha infranto le norme per la mancata comunicazione dei prezzi al Mise (che ha un apposito osservatorio che pubblica la mappa online) e anche prezzi non correttamente indicati. In particolare durante i periodi di grandi aumenti e lievi assestamenti verso il basso (a seguito degli interventi governativi per calmierare i rincari) in tanti hanno omesso o falsificato i dati reali.  

 

 

 

 

 

 

Intanto anche ad agosto l’Umbria si conferma da podio nazionale per il tasso di inflazione. In base ai dati Istat pubblicati venerdì - secondo la rielaborazione dell’Unione consumatori - in testa alla classifica delle regioni più costose, con un'inflazione annua a +10,2%, il Trentino che registra a famiglia un aggravio medio pari a 2650 euro su base annua. Segue il Veneto, dove la crescita dei prezzi del 9% implica un'impennata del costo della vita pari a 2060 euro, terza l'Umbria, +9,1%, con un rincaro annuo di 2.056 euro.
Nella classifica delle città più care d’Italia troviamo all’ottavo posto il capoluogo di regione: Perugia fa registrare un +9,3% pari a un incremento annuo di 2,137 euro.
In testa a questa speciale categoria c’è Bolzano dove l'inflazione annua, pari a +10,5%, la più alta d'Italia, ex aequo con Catania, si traduce nella maggior spesa aggiuntiva annua equivalente, in media, a 2.791 euro.