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Reddito di cittadinanza, scoperte in Umbria 11.380 famiglie di furbetti

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Alessandro Antonini
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Reddito di cittadinanza, in tre anni sono stati scoperti 11.380 nuclei furbetti per cui è cessata l’erogazione dopo le verifiche Inps. Questo soltanto in Umbria.
E’ il dato che si ricava dall’ultimo aggiornamento (agosto) dell’osservatorio statistico dell’Istituto nazionale di previdenza sociale. Insieme all’Rdc si tiene conto anche della cosiddetta pensione di cittadinanza (Pdc). 
Andando a sommare le voci relative ai nuclei per cui è stato revocato il diritto all’Rdc e quelli per cui è decaduto a seguito di controlli, emerge che nel 2019 sono stati 5 quelli per cui è scattata la revoca e 904 è decaduto l’incasso dell’assegno mensile.
Nel 2020 la prima voce è salita a 501 mentre la seconda a 2.634. Nel 2021 siamo arrivati a 1.572 nuclei con reddito o pensione di cittadinanza revocati e 3.581 per cui è decaduta. Nel 2022 le quote hanno toccato rispettivamente i 233 e 1.950 nuclei. I numeri sono in calo nell’ultimo anno perché i programmi di verifica dell’Inps sono stati raffinati e molte domande vengono respinte ab inizio. 
Ma resta ancora alta la quota di quelle revocate e fatte decadere. 


Che differenza c’è tra le due procedure? La revoca ha efficacia dall'inizio della prestazione, con recupero delle somme erogate e percepite indebitamente. La decadenza dalla data in cui è stata decretata. Prevalentemente è sanzionatoria per il mancato invio di comunicazioni obbligatorie. Altro capitolo quello delle domande respinte, un dato non presente nelle statistiche Inps perché non genera “prestazioni”. Ma anche qui si nascondono furbetti in potenza: comprende infatti coloro che hanno un Isee sopra la soglia, che non hanno requisiti di residenza, di cittadinanza, che sono stati condannati con sentenza passata in giudicato da meno di 10 anni per alcuni reati e via elencando i requisiti mancati.
I percettori che hanno preso almeno un emolumento nel corso dell’anno sono aumentati progressivamente. Si è passati dagli 11.786 nuclei (26.421 persone coinvolte) del 2019, ai 16.246 (35.221 persone) del 2020, i 17.395 (35.969) del 2021 e i 14.760 (29.635 soggetti) dei primi sei mesi di quest’anno. L’imposto medio è passato in quattro anni da 455,85 euro a 500,38. Sotto la media nazionale che si attesta a 552 euro. 


I richiedenti, da quando è stata approvata la legge e istituito l’Rdc, sono diminuiti di due terzi. Se nel 2019 (aprile-dicembre) sono stati 18.942, in tutto il 2020 sono scesi a 15.025 nel 2021 a 11.929 e nell’anno in corso, tra gennaio e giugno, a 9.401.