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Vendemmia in Umbria, la Coldiretti: "Perdita del 30% ma qualità ottima"

Albano Agabiti

Francesca Marruco
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Qualità “straordinaria” ma con una perdita della produzione che va dal 20 al 40 per cento a seconda dei territori della regione. E’ questo in sintesi il quadro della vendemmia che traccia il presidente di Coldiretti Umbria, Albano Agabiti. “A causa della eccezionale siccità di quest’anno e anche delle temperature veramente molto elevate stimiamo una perdita che va dal 20 al 40 per cento a seconda delle zone in cui ha piovuto più o meno” spiega Agabiti. Una perdita che si aggira all’incirca attorno ai 150 mila ettolitri, sui circa 500 mila prodotti annualmente. “Fortunatamente - aggiunge - il calo produttivo non va a compromettere la qualità delle uve che invece, quest’anno sembra essere straordinaria. Certamente il grande caldo ha portato a una maturazione in anticipo di almeno 15 giorni”.

 

 

Accanto alla siccità, che ha fatto dormire sonni poco tranquilli a viticoltori e agricoltori si aggiunge, ovviamente adesso il problema rincari che non risparmia nessuno. “Ci sono delle situazioni paradossali -spiega Agabiti - penso ad esempio alle cantine che hanno differenziato gli investimenti in diversi mercati e che ora si trovano con prezzi impazziti. Se prima infatti un container per gli Stati Uniti costava circa 1.500 euro, adesso siamo arrivati a prezzi che oscillano tra 8 e 10 mila euro. Per non parlare delle spese legate al packaging: il vetro ha fatto registrare un aumento del 30 per cento e il cartone anche del 45. Senza contare poi che queste materie nemmeno sono semplici da reperire in questo momento, quindi si stanno facendo scorte”. Per Agabiti quindi serve invertire la rotta, “puntiamo molto sui fondi per il fotovoltaico previsti dal Pnrr, ci sono tantissimi tetti che potrebbero essere sfruttati per produrre energia e abbattere così i costi”.

 

 

Se le cantine non se la passano bene, non potrebbe andare peggio per gli allevatori. “La zootecnia è senza dubbio il settore con maggiori difficoltà - spiega Agabiti - gli animali mangiano tutti i giorni, non ci sono praticamente margini per risparmiare e le stalle, che vanno mantenute, hanno costi non secondari”.   Non va meglio per gli agricoltori: “Il prezzo del gasolio ha messo in ginocchio tante imprese. E’ passato da 0,40 centesimi a 1,70 e poi ora è tornato intorno a 1,30. Ma anche così è triplicato e se non vengono presi presto dei provvedimenti incisivi c’è un terzo delle imprese agricole a rischio sopravvivenza da qui alla fine dell’anno. Per questo chiediamo con forza degli interventi mirati e immediati. Non possiamo certo aspettare la formazione del nuovo governo. E ’impensabile ipotizzare di stare altri tre mesi in questa situazione, del resto c’è un governo di larghe intese le scelte possono e devono essere fatte ora che si rendono indispensabili. Tra le nostre richieste -conclude Agabiti - quella di una semplificazione delle procedure. La burocrazia non può essere un ostacolo per quelle imprese che vogliono apportare dei cambiamenti per sopravvivere”.