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Perugia, morte Samuele: per gli avvocati della famiglia "la trans doveva essere espulsa"

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Alessandro Antonini e Francesca Marruco
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“La trans Patrizia, quando è morto Samuele, il 28 aprile 2021, non poteva e non doveva stare in Italia, aveva un decreto di allontanamento firmato dal questore di Perugia notificato il 12 marzo 2021. Pochi mesi prima i fatti”. Così Valter Biscotti e Ilaria Pignattini, gli avvocati della famiglia di Samuele De Paoli, il 22enne trovato morto in un fosso a Sant’Andrea delle Fratte. La trans 44enne Pinheiro Reis Duarte Hudson, in arte Patrizia, inizialmente indagata per omicidio preterintenzionale, ora ha a suo carico solo l’omissione di soccorso. “Nulla ci convince” continua Biscotti.

 

 

“La ricostruzione della Procura fa quasi apparire l’indagato come una povera vittima, mentre leggiamo più rapporti di polizia che descrivono una persona violenta arrogante e con più denunce a carico pendenti. Senza permesso di soggiorno con più provvedimenti di fermo identificazione ed espulsione dal nostro Paese”. “Questo naturalmente - continuano i legali - senza accusare nessuno delle forze dell’ordine e delle istituzioni che sul punto fanno un lavoro encomiabile. E’ il sistema delle espulsioni che non funziona : chi delinque ed è senza permesso non può rimanere tranquillamente nelle nostre strade. Fa molto male a mamma Sonia e a tutta la sua famiglia di Samuele, che non crede minimamente alla ricostruzione del’indagato sposata in toto dalla Procura, leggere che tipo di persona è l’indagato e continuare a vederlo ogni sera per strada a prostituirsi con l’ipotesi che tutto potrebbe risolversi con una multa”. Dopo l’acquisizione degli atti i Biscotti e Pignattini affermano che “ci sono ancora molti punti oscuri che l’indagine non ha affatto chiarito rimanendo la procura ferma alla credibilità dell’indagato. Noi siamo convinti che l’indagato mente e continua a mentire sulla ricostruzione dei fatti. Ascoltando l’interrogatorio davanti al pm la nostra convinzione si è rafforzata: ha ripetuto con tono di voce ferma e convinta per una ventina di volte che c’era un’altra persona per poi cambiare versione dopo 4 minuti di interruzione”. All’oppostola versione di Francesco Gatti, difensore della brasiliana.

 


“Patrizia nel marzo del 2022 - spiega Gatti - è stata assolta dal giudice dall’accusa di ingresso e soggiorno illegale in Italia perché il fatto non costituisce reato. Peraltro nella sentenza è scritto che ha il diritto di ottenere lo status di rifugiato, in quanto potrebbe essere vittima di persecuzione per la sua identità di genere transessuale. Detto questo, con l’indagine avviata dalla Procura si è resa necessaria la sua permanenza in Italia proprio a garanzia della famiglia di Samuele. L’inchiesta per omissione di soccorso esclude qualsiasi colpa della mia assistita nella morte del 22enne: non è responsabilità di Patrizia se Samuele è morto. Né del fatto che lei fosse in Italia nonostante il decreto di allontanamento a suo carico. Non va confusa l’occasione della morte con la causa della morte o con la colpa”.