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Sanità Umbria, scatta la razionalizzazione: assunzioni sospese

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Assunzioni sospese, congelato anche il turn over. Obiettivo: contenere gli sforamenti sulla spesa che in sanità. A monte c’è il problema che alle Regioni - non solo l’Umbria - non sono stati riconosciuti i soldi Covid 2022 e gli extra per l’aumento delle bollette. Poi c’è un disavanzo ereditato di 42 milioni. Il gap complessivo annuo da colmare è di 100 milioni per il cuore verde. Toscana ed Emilia ne hanno rispettivamente 400 e 800 a testa. Così nel frattempo occorre razionalizzare. E’ tutto scritto nel carteggio tra il direttore regionale Sanità, Massimo D’Angelo, e i dg di aziende ospedaliere e sanitarie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

D’Angelo ha anche chiesto un report sui conti che avrebbero dovuto consegnare entro lo scorso 2 settembre ma alla data di ieri mancavano ancora alcuni documenti. “Tra gli adempimenti regionali oggetto di verifica da parte del Mef ai fini dell’accesso da parte della Regione alla quota premiale del finanziamento a carico del bilancio dello Stato - scrive D’Angelo - occupa un posto di primo piano, oltre all’equilibrio economico finanziario, anche il rispetto del tetto della spesa per il personale”.

 

 

 

 

 

 

Ebbene dal monitoraggio al 30 giugno “si evidenzia uno sforamento”, rileva il direttore regionale “prodotto dalle aziende ospedaliere” che non si compensa con gli esigui attivi delle aziende territoriali. Per questo “al fine di evitare l’accertamento dell’inadempienza in sede di verifica e, dunque, il mancato accesso alla quota premiale a carico dello Stato e la non eligibilità come regione di riferimento per la definizione di costi e fabbisogni standard”, si rende necessario “soprassedere ad ogni misura assunzionale, compreso il turn over, in attesa delle azioni di rientro dallo sforamento”. Ogni impegno di spesa in più dovrà essere autorizzato dalla Regione, fatti salvi “provvedimenti urgenti e casi in cui ricorra l’interruzione di pubblico servizio”.