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Terni, Treofan: il gruppo Hgm atteso alla presentazione del piano industriale

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Cresce l’attesa tra i lavoratori di Treofan per il piano industriale del gruppo Hgm che ha rilevato il sito del polo chimico della Polymer, a Terni
Per il prossimo lunedì 5 settembre 2022 è stato convocato il tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico e in quella sede è presumibile che il management del gruppo lombardo espliciti il piano industriale.

 

 

 

L’accordo tra la multinazionale indiana Jindal e gli imprenditori del nord Italia è stato comunicato dal liquidatore, professore Filippo Varazi, all’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Michele Fioroni, e alla parti sociali. Hgm sarebbe intenzionata ad avviare la produzione nel corso del 2023 con una prospettiva occupazionale di un centinaio di lavoratori, mentre, ad oggi, sono circa in 120 in cassa integrazione, una ventina in meno rispetto alla procedura di licenziamento, per cessata attività, avviata dall’allora amministratore delegato Manfred Kaufmann

Il settore non sarà più chimico, è la fine , dopo oltre 60 anni, della produzione del film in polipropilene, nato e sviluppato a Treofan. 
L’appuntamento del 5 settembre per il sindacato è un momento di svolta, ci vuole calma e cautela. 

“Ad oggi il piano industriale Hgm non è stato illustrato alle parti sociali, quindi è difficile fare delle valutazioni”, sostiene Fabrizio Framarini segretario regionale generale della Femca Cisl. 
Stefano Ribelli segretario provinciale generale della Filctem Cgil attende “il tavolo ufficiale senza preclusioni. Se ci sono opportunità devono essere vagliate, tutte”. 
Doriana Gramaccioni segretaria regionale generale della Uiltec Uil. “Bene lo spiraglio con Hgm ma la soluzione che si profila è distante dalle attività di produzione della chimica e comporterebbe un depotenziamento del polo chimico così come come lo si conosce oggi. L’altro rischio è di mettere alla porta il personale Treofan in attesa di riprendere il lavoro perché le professionalità potrebbero non risultare idonee”. 

 

 

 


Sono invece ritornate al lavoro le maestranze di Novamont dopo tre settimane di cassa integrazione. L’azienda di Novara, guidata dalla folignate Catia Bastioni, si è vista costretta a ridurre, sia pure temporaneamente, la propria attività nello stabilimento ternano e a richiedere l’ammortizzatore sociale.

I motivi: a seguito del perdurare di una situazione di forte incertezza del mercato di riferimento e nonostante gli interventi messi in campo dall’azienda per fare fronte all’incremento dei costi delle materie prime e dell’energia, agli effetti della guerra in Ucraina e alla situazione sempre più insostenibile delle condizioni economiche del sito industriale Polymer.