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Rincari in Umbria, un'azienda agricola su tre è a rischio chiusura

Alessandro Antonini
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Un'azienda agricola su tre è a rischio chiusura in Umbria. Il dato del ministero, firmato Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), già diffuso a marzo su base nazionale, è confermato in tutta la sua drammaticità nella fase attuale con gli ulteriori aumenti di energia, materie prime e mezzi tecnici di produzione. Il presidente regionale della Cia e vice presidente nazionale, Matteo Bartolini (nella foto, ndr), parla di “situazione allarmante”, riferendosi all'ultima impennata dei costi energetici, che si aggiunge alla crisi della filiera, agli effetti dannosi del cambiamento climatico e ai rincari già scatenati dal conflitto Russia-Ucraina. “Molte aziende sono messe in pericolo dal caro energia: ci sono le imprese che si occupano di tabacco che nella prima fase della trasformazione utilizzano forni e quindi impiegano energia (metano, gas o elettricità), con indici di costi in continuo aumento. Ma anche frantoi e cantine impiegano energia per la trasformazione”, spiega Bartolini.

 

 

Le associazioni di categoria si dicono preoccupate. Il Crea già prima dell'estate aveva certificato che “nello scenario ipotizzato si stima che il 30% delle aziende su base nazionale possa avere reddito netto negativo, rispetto al 7% registrato prima dell'attuale crisi, sempre con una rilevante variabilità territoriale e di specializzazione produttiva”. Ora la situazione è notevolmente peggiorata. “Un'azienda su tre è a rischio chiusura”, rileva Bartolini, che chiede l'intervento dei livelli politici. “Qualcosa era stato fatto con il Pnrr per rendere autonome le aziende agricole ma il piano è stato redatto prima della guerra in Ucraina: in un'ottica non emergenziale l'impiego di fotovoltaico è stato previsto solo per l'autoconsumo. Un beffa: oggi servirebbe estendere la produzione di energia a livello multifunzionale, proprio per uscire dalla crisi, come è avvenuto con gli agriturismi”.

 

 

Senza interventi dunque il settore rischia di perdere un terzo delle imprese. In numeri assoluti, tanto quanto è venuto a mancare in dieci anni. Nell'ultimo censimento agricolo pubblicato da Istat, si evidenzia che le aziende umbre del settore dal 2010 al 2020 sono passate da 36.244 a 26.956. Un gap di 9.288 che in parte è spiegabile con la crescita dimensionale di quelle rimaste. Il -25,6%, inoltre, rispetto al calo medio nazionale (-30,1%) si traduce in un calo più contenuto. Non così per la superficie agricola utilizzata. La “sau” è scesa da 327 a 285 mila ettari, nello stesso lasso di tempo. Un -9,7% che stavolta supera di gran lunga il -2,5% nazionale e il -5,7% del Centro.