Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Perugia, imprenditore vince contro Equitalia: annullati avvisi di accertamento per un milione

Esplora:

Alessandro Antonini
  • a
  • a
  • a

Un imprenditore perugino di 57 anni del settore tessile ha vinto contro l’ex Equitalia ottenendo dal giudice l’annullamento di avvisi di accertamento per circa un milione di euro, emessi per presunte false fatture. Il titolare dell’impresa ha vinto sia penalmente che presso le commissioni tributarie, fa sapere l’avvocato che lo difende, Alessandro Bacchi
“Il mio assistito - riferisce il legale - nel 2019 si è visto coinvolto in un procedimento penale per emissione di fatture oggettivamente inesistenti. Il fascicolo muoveva dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere perché si sospettava che l'imprenditore avesse acquistato merce in modo mendace”.

 


Il 57enne umbro ha subito una “perquisizione personale presso la propria abitazione e nelle aziende. E’ stato fatto oggetto di sequestro per equivalente per una somma pari alla pretesa frode: circa 660 mila euro”, continua Bacchi.
Non finisce qui. Sulla scorta dell’informativa della Gdf campana sono stati emessi per gli anni 2015 e 2014 avvisi di accertamento che hanno portato la somma richiesta a un milione. Gli inquirenti hanno ribadito e continuato a sostenere l'emissione di fatture per operazioni inesistenti.
“A quel punto siamo stati costretti ad impugnare l'atto che ovviamente metteva a repentaglio la sopravvivenza stessa della realtà imprenditoriale e del relativo indotto”, aggiunge l’avvocato. e “Si è dovuto dimostrare in giudizio la regolarità del ricevimento della merce delle vendite a terzi e dei pagamenti effettuati e ricevuti dai clienti cui la stessa merce era stata venduta”, fa sapere il legale.

 

 


La tesi difensiva si è basata soprattutto sul fatto che a voler sostenere la tesi della inesistenza degli acquisti non sarebbe stata spiegabile la vendita a clienti di merce con prove di consegna fatture e pagamenti ricevuti.
“I giudici hanno accolto la ricostruzione della difesa - informa Bacchi - annullando la pretesa di circa un milione da parte dello Stato sostenendo la tesi che non bastano semplici sospetti, ma che la prova della fatturazione inesistente deve essere rigorosa e nel caso in esame di fatto era insufficiente e non provata”. Nel frattempo l'imprenditore ha anche ottenuto in sede penale l'annullamento del sequestro. “Si conclude una vicenda molto dolorosa per l'assistito che ben aveva operato nel tempo ma che si è visto oggetto di una azione molto invasiva”, termina il legale.