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Umbria, caro bollette mette a rischio duemila imprese del commercio

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I rincari energetici mettono in pericolo il 10 per cento delle imprese del turismo e del commercio. Sono 19.976 quelle che operano in Umbria, quasi duemila rischiano di non superare l’inverno. E’ quanto evidenzia uno studio di Confesercenti. “In autunno sarà uno tsunami - dice il presidente regionale, Giuliano Granocchia - la situazione si sta facendo insostenibile, già ora c’è un boom di richieste per la rateizzazione delle bollette perché gli imprenditori non riescono a pagare. Molte attività non possono far fronte ad aumenti dei costi tanto rilevanti, cui si aggiungono anche quelli delle materie prime alimentari”. A pesare sulle spalle degli imprenditori sono i rincari del costo dell’energia che sembrano senza fine.

 

 

 

 

 

“Se nel 2020 e nel 2021 un bar spendeva in media 6.700 euro per le bollette di luce e gas, nei prossimi 12 mesi - evidenzia il report di Confesercenti - lo stesso bar spenderà 14.740 euro”. Si tratta di aumenti del 120% con una incidenza sui ricavi aziendali del 10,7%, più del doppio rispetto al 4,9% di oggi. 
Emblematico il caso della piccola gelateria di Ponte San Giovanni, a Perugia, che in questi giorni ha ricevuto una bolletta da 6.299 euro per il mese di luglio. Era stata di 2.435 euro lo stesso periodo dell’anno precedente. Il titolare del locale, Marco Priore, parla di “una follia”. 
Le cose vanno ancora peggio per le strutture ricettive dove gli aumenti in bolletta potrebbero toccare il 140% con una incidenza di oltre il 25% sui profitti aziendali. Le stime elaborate su dati Innova, Unioncamere e Agenzia delle Entrate, parlano chiaro: un albergo medio vedrà lievitare la spesa per la bolletta energetica da 45 mila euro a 108 mila euro, un esercizio di vicinato da 1.900 euro a 3.420 euro, un ristorante da 13.500 euro a 29.700 euro. Matteo Fortunati, presidente Assoturismo Umbria, parla di una situazione critica. “A mio avviso a livello regionale le difficoltà sono ancora più accentuate che a livello nazionale. Purtroppo penso che parlare di un 10% di aziende a rischio chiusura sia una previsione ottimistica”. Una delle soluzioni ipotizzate da Confesercenti è l’estensione anche alle piccole imprese del credito d’imposta per l’energia elettrica, aumentando le percentuali almeno fino al doppio e prorogando gli interventi almeno fino al 31 dicembre 2022. Questo potrebbe rappresentare una boccata d’ossigeno per le aziende del commercio e del turismo. Ma la situazione di difficoltà è ovviamente generalizzata. Confindustria Umbria ormai da settimane registra allarmanti segnali di rallentamento delle produzioni che comporteranno l’inevitabile cessazione di attività produttive. “Il rischio è che la resilienza produttiva dimostrata dalle imprese industriali fino a questo momento non duri a lungo perché i margini sono sempre più ridotti a causa dei rincari - evidenzia il presidente Vincenzo Briziarelli - Questo avrà inevitabili ripercussioni anche in termini di tenuta occupazionale per i dipendenti e tutele economiche per le loro famiglie”. 

 

 

 

 

 

 

“Siamo molto preoccupati - dice Mauro Franceschini, presidente regionale Confartigianato - anche perché un rincaro così forte sulla materia energia rischia di rendere vano ogni intervento del governo perché l’incidenza degli oneri sta diventando sempre meno rilevante. Stanno già soffrendo molto le aziende più energivore, vetro, ceramica e carta in particolare, ma ora la situazione inizia a farsi seria anche per tutte le altre e per le famiglie che in inverno non potranno fare a meno del riscaldamento e per pagare le bollette dovranno rinunciare ad altro. Il pericolo è che si vada verso un crollo dei consumi”.