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Umbria, i profughi dall'Ucraina sono calati di due terzi nelle strutture Caritas 

Sabrina Busiri Vici
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A sei mesi dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, l’accoglienza in Umbria da parte di Caritas ha numeri in forte calo. Più di due terzi degli ucraini accolti nel periodo clou della primavera sono in parte rientrati in patria e in parte si sono organizzati autonomamente, senza più appoggiarsi a Caritas. “I numeri sono molto inferiori: oggi accogliamo 59 persone, di cui 20 adulti e e 39 bambini, riuniti in 18 nuclei familiari, rispetto alle 143 presenti ad aprile scorso”, racconta don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana di Perugia e Città della Pieve, specificando che attualmente queste persone si trovano alloggiate sia in strutture Caritas, dislocate nel territorio, in particolare nel rifugio San Francesco, sia in abitazione private messe a disposizione o ospiti proprio di famiglie umbre

 


Un altro dato che rende l’idea della diversa situazione è rappresentato dalle tessere per far spesa nei cinque empori Caritas. “Nei mesi scorsi abbiamo attivato 267 tessere che corrispondono alla copertura di 810 persone - prosegue don Marco - negli ultimi mesi abbiamo riscontrato l’utilizzo di sole 160 tessere, oltre un centinaio quindi mancano all’appello. Questo potrebbe significare che la situazione economica di queste persone è migliorate ma anche che sono partite”.

 

 

 Per don Marco i dati attuali tenderanno a rimanere stabili nei prossimi mesi: “Con l’inizio della scuola le famiglie si stanno organizzando perciò chi è rimasto qui continuerà a farlo proprio per assicurare una base sicura ai propri figli che si apprestano a tornare a lezione”. Anche alla mensa don Gualtiero in via Cortonese non sono rimasti in molti: “Su 80 poveri che accogliamo per i pasti solo 16 sono di nazionalità ucraina”. Insomma, un rientro lento, graduale ma costante che, forse, riporta i tanti fuggiti dalla guerra in patria con la speranza di un domani.