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Narni-Amelia, stop all'ospedale unico: il Consiglio di Stato accoglie un ricorso

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Tutto da rifare per l’ospedale unico di Narni e Amelia, in provincia di Terni. O meglio, il ricorso del proprietario di uno dei terreni espropriati che è stato accolto dal Consiglio di Stato imporrà di ricominciare daccapo la procedura dell’esproprio stesso, la cui liquidazione non aveva soddisfatto il ricorrente che aveva sostenuto – attraverso i suoi legali – che in realtà nel frattempo il progetto era cambiato.

 

La sentenza ripercorre le tappe della vicenda e, per questo, è molto lunga e ancor più articolata. Per facilitare la comprensione su quanto avvenuto, andiamo quindi al nocciolo della vicenda. La IV sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato (presidente Ermanno de Francisco) ha sentenziato che va rifatta la procedura espropriativa visto che – si legge – “il nuovo accordo di programma 9 febbraio 2021 ha sostituito l’originario progetto dell’ospedale, contenuto negli originari accordi di programma 12 marzo 2012 e 13 ottobre 2017, con un progetto nuovo, che secondo quanto risulta dal decreto di approvazione 2 febbraio 2021, risponde a nuove esigenze tecniche nel frattempo manifestatesi”.

Nella sentenza viene spiegato anche di che tipo di variazione si tratta: “…una riduzione dei posti letto destinati alla riabilitazione da 74 a 60 e in un aumento dei posti letto per acuti che passano da 46 a 60. La previsione di 20 posti letto di rsa rimane inalterata, come il totale, pari a 140 posti letto. Sono inoltre previsti 4 posti letto tecnici di Obi pronto soccorso, 14 di dialisi ambulatoriale e 16 posti letto tecnici ambulatoriali. Anche a fronte di questa semplice descrizione, è allora chiaro che le nuove opere previste sono notevolmente diverse da quelle in origine ipotizzate”.

 

Il Consiglio di Stato ravvisa quindi il “superamento e la caducazione degli atti impugnati in questa sede, in particolare del decreto di esproprio 26 marzo 2019 e degli atti di esecuzione di esso che sono stati compiuti”. Per questo motivo, il terreno in questione “dovrà essere restituito, ovviamente salvo l’esercizio, nei limiti di legge, da parte dell’amministrazione del potere di promuovere un nuovo esproprio per realizzare l’opera pubblica secondo il nuovo progetto”.

Da segnalare che il Tar aveva respinto il primo ricorso del proprietario del terreno, adducendo motivazioni ribaltate dal Consiglio di Stato. La tesi difensiva, invece, sosteneva che il progetto originario non fosse stato cambiato ma semplicemente modificato in alcune sue parti. Gli interessi della Regione Umbria sono stati curati dall’avvocato Natascia Marsala, per l’Usl Umbria 2  l’avvocato Massimo Marcucci, per il Comune di Narni i legali Fabio Marini e Federico Mazzella. Gli enti sono stati condannati a pagare 8 mila euro per soccombenza virtuale. Il ricorrente è stato invece rappresentato dagli avvocati Giovanni Ranalli e Fabrizio Garzuglia.