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Terni, Villaggio Matteotti: il Comune pensa alla riqualificazione

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Tra locali comunali e di Cassa depositi e prestiti abbandonati, infiltrazioni d'acqua, degrado e murales, a Villaggio Matteotti, quartiere di Terni, qualcosa si sta muovendo e il Comune pensa alla riqualificazione. Le soluzioni architettoniche della zona di edilizia popolare, non lontana dall’ospedale, sono tutt’ora portate ad esempio nelle riviste specializzate e spesso meta di giovani architetti, studiosi di storia del Novecento e studenti di scuola superiore in gita d'istruzione.

 

Negli ultimi decenni, però, il complesso edilizio è stato lasciato in uno stato di sostanziale abbandono, ha chiuso il centro sociale, i cui locali sono di proprietà comunale. Intanto è stato approvato all'unanimità un atto di indirizzo presentato dal consigliere di Terni Civica, Michele Rossi, che chiede di rilanciare l'insediamento residenziale disegnato dall’architetto De Carlo.

“Dobbiamo ripartire dal nucleo di edifici comunali - spiega l'assessore comunale al patrimonio, Orlando Masselli - che possono essere il fulcro di nuovi luoghi di socializzazione, di vita di quartiere, di iniziative condivise. Abbiamo come Comune una parte di stecca cielo-terra. E' proprio da qui che vogliamo iniziare. A piano terra c'era il centro sociale e sopra un appartamento che avrei intenzione di inserirlo tra i beni in alienazione e con il ricavato ristrutturare quei locali che ospitavano il centro”.

 

 

 

“Esprimo soddisfazione per l'approvazione del mio atto – continua il consigliere Rossi -. Rimango rammaricato dal fatto che dalla sua presentazione ci sia voluto quasi un anno e mezzo perché i colleghi ne condividessero le richieste. Magari un progetto specifico poteva anche concorrere a qualche fondo del Pnrr. Oggi il quartiere Matteotti necessita di serie e concrete attenzioni, interventi di riqualificazione che ne fermino il degrado e ne ridiano la vivibilità di un tempo. Poi c'è l'aspetto culturale: occorre valorizzare il fatto che quegli spazi residenziali e di socialità sono annoverati tra i più importanti esempi di quella architettura partecipata italiana che volle costruirlo secondo le esigenze degli abitanti di allora”.

Anche l’architetto Alessio Patalocco, presidente del centro studi De Carlo, si augura che questa sia la volta buona. Alcuni progetti sono nei cassetti ce ne è uno di una precedente amministrazione comunale che è rimasto sulla carta. Approvato con delibera di giunta nel 2014, per la valorizzazione del villaggio, richiamava concetti di rete e condivisione, partecipazione e protagonismo, identità e cultura, socialità e crescita e creatività e futuro. “Le promesse sono state tante negli anni – conclude Patalocco – ora servono solo fatti concreti e un impegno reale”.