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Allerona, condannato un giovane che aggredì e ridusse in fin di vita un 59enne

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Era stato picchiato a sangue a scopo di rapina, il 13 ottobre del 2019 in una strada del centro storico di Viterbo, ed aveva riportato ferite di gravità tale da costringerlo a lottare tra la vita e la morte - in stato di coma - per tre lunghi mesi. Vittima del pesteggaio un 59enne di Allerona, in provincia di Terni, Giovanni Maria Farina, ed ora è arrivata la sentenza definitiva per l’aggressore, un ventenne, che dovrà scontare otto anni e otto mesi.

 

Farina venne brutalmente aggredito e lasciato a terra privo di sensi. La Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da uno dei due aggressori, Michele Montalbotti, finiti in carcere e poi condannati dal gip di Viterbo, Rita Cialoni. Insieme a Roberto Vestri, 26 anni, venne condannato l'11 settembre del 2020 a 8 anni e 8 mesi per tentato omicidio e rapina. Pena confermata in appello nel giugno del 2021 e ora, per quanto riguarda Montalbotti, anche dai giudici della Corte di Cassazione.

L'aggressione avvenne una domenica sera quando la vittima venne trovata priva di sensi lungo un vicolo vicino a piazza della Rocca, nel centro di Viterbo, via della Pettinara (foto in alto). Aveva una brutta ferita alla testa. Fu trasportato in ospedale in codice rosso e rimase in coma per quasi tre mesi. Una volta dimesso passò diverso tempo in un centro di riabilitazione.

La svolta nelle indagini condotte dalla squadra mobile arrivò qualche giorno dopo l'aggressione grazie alle registrazioni di una telecamera di sorveglianza presente sulla via che riprese le fasi dell'aggressione. Nel video appare Montalbotti che ferma la vittima, come per chiedergli qualcosa, subito dopo si vede Vetri colpire Farina che sarebbe stato poi raggiunto da un calcio alla testa sferrato proprio da Montalbotti.

 

 

I due ventenni sono stati condannati anche a una provvisionale di 70mila euro: 20 mila euro alla madre e 50 mila euro alla vittima, rappresentata al processo da un tutore a causa della sua invalidità. Farina ha infatti subito lesioni permanenti, con compromissione neurologica nelle funzioni più essenziali, quali la coscienza, la motilità e il linguaggio. A pochi mesi dal fatto, Michele Moltabotti scrisse una lettera dal carcere di Mammagialla, indirizzata a Giovanni Maria Farina, nella quale chiedeva perdono al 58enne, dichiarandosi pentito di ciò che aveva commesso. “Il ragazzo è distrutto e ha scritto quello che sentiva con semplicità – riferì a proposito il legale del giovane –. Ha incominciato un cammino di resipiscenza e di disintossicazione. Lo sforzo è quello di tornare ad essere un soggetto affidabile”. Una vicenda che scosse l’opinione pubblica e che fu risolto, come detto in precedenza, con un’indagine piuttosto veloce portata a termine dalla polizia.