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Umbria, truffa bonus facciate: ditte bloccate dall'Agenzia per le entrate

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Fra. Mar.
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“Alcune delle società coinvolte sono state pure oggetto di blocco da parte dell’Agenzia delle Entrate, stante la palese fittizietà della cessione dei crediti in questione”. E’ quanto emerge dagli atti dell’inchiesta che ha portato la guardia di finanza di Perugia a eseguire un decreto di sequestro per 80 milioni. Ancora lavori mai eseguiti per incassare i crediti messi a disposizione dallo Stato col bonus facciate. Di fatto, lo sviluppo di un’inchiesta che aveva già portato il gip di Perugia - su richiesta della Procura - a emettere un decreto di sequestro nei confronti di alcune delle società coinvolte anche ora nel fascicolo in cui gli indagati sono lievitati fino a 53. L'indagine era partita con sequestro preventivo di 9 milioni di crediti fittizi nei confronti di una società di Spoleto - dal 2020 trasferita a Roma - che opera nel settore della consulenza aziendale. Indagati sia la società, sia il titolare umbro di adozione (di origini pugliesi), ora residente anche lui nella Capitale. Il secondo umbro indagato è uno spoletino rappresentante di una cooperativa. Terzo l'imprenditore di una società perugina attiva nel campo dell'impiantistica e dei sistemi di allarme. 

 


Secondo il gip, Margherita Amodeo, “alcuni degli acquirenti (dei crediti, ndr) non hanno capacità economica per l’acquisto del credito in quanto il loro profilo fiscale è quello di soggetti che non presentano dichiarazioni fiscali” e in qualche caso hanno dei nutriti curriculum criminali. Come quello del legale rappresentante di una delle ditte coinvolte. In particolare, l’uomo ha segnalazioni in banca dati per furto aggravato, diffamazione, oltraggio, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, sottrazione e danneggiamento di cose sottoposte a sequestro e pure guida in stato di ebbrezza. 

 

 

 


 Il gip sottolinea anche un altro “elemento di anomalia”, ovvero che “gli amministratori di alcune delle società sono risultati irreperibili anche ai fini della notifica del provvedimento di sequestro emesso il 1 aprile 2022, circostanza -annota il giudice - che alimenta la conclusione della fittizietà della cessione del credito in quanto appare condivisibile quanto sostenuto dalla polizia giudiziaria, ovvero che appare difficile intrattenere una trattativa per la cessione del credito di centinaia di migliaia di euro con società i cui amministratori risultano irreperibili persino per le forse dell’ordine”.