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Cinghiali, il Tar dell'Umbria accoglie il ricorso di Legambiente: “Niente foraggiamento per attirare gli animali nei punti di sparo”

Francesca Marruco
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Il Tar accoglie - in parte - il ricorso di Legambiente e dispone, come chiesto dall’associazione ambientalista, l’annullamento dell’articolo del disciplinare per la caccia di selezione agli ungulati nella parte in cui prevede, al comma 8, che “al fine di contribuire attraverso la caccia di selezione alla mitigazione degli impatti del Cinghiale sulle attività antropiche e nella prospettiva di ridurre lo sforzo di caccia, è consentito il foraggiamento del Cinghiale per fini attrattivi su punti di sparo”. Nella sentenza si legge che Legabiente - rappresentata dall’avvocato, Emma Contarini - sosteneva che “la censura muove dalla considerazione che l’attività di foraggiamento dei cinghiali è espressamente vietata su tutto il territorio nazionale e penalmente sanzionata, con la sola esclusione del foraggiamento finalizzato per attività di controllo”.

 

 

“Pertanto - è ancora la tesi dell’associazione - dovendosi distinguere tra l’attività venatoria, nella quale rientra anche la caccia di selezione, e l’attività di controllo, le impugnate disposizioni del disciplinare per la caccia di selezione sarebbero illegittime perché consentirebbero il foraggiamento per attività non rientranti nel controllo/contenimento della fauna selvatica, in violazione delle disposizioni". “La Regione Umbria - sta scritto in sentenza - sostiene l’infondatezza del gravame, argomentando che l’attività di foraggiamento dei cinghiali consentita dall’impugnata disposizione del disciplinare per la caccia di selezione agli ungulati sarebbe da ritenersi legittima perché finalizzata alle attività di controllo della fauna selvatica, e dunque da ricomprendersi nell’esclusione dall’ambito di attività del generale divieto”.

 

 

Per i giudici la censura di Legambiente va accolta. E infatti scrivono che: “La disposizione in questione contravviene al generale divieto di foraggiamento dei cinghiali e non integra l’ipotesi in cui il foraggiamento è dalla stessa norma eccezionalmente consentito in quanto finalizzato allo svolgimento delle attività di controllo. Infatti, la disposizione non prevede alcuna graduazione delle misure di controllo secondo il quale dovrebbe essere privilegiato, in prima battuta, il ricorso a metodi ecologici di selezione e, solo in caso di verificata inefficacia di questi ultimi, alla approvazione di piani di abbattimento. Né risulta che il foraggiamento del cinghiale per fini attrattivi su punti di sparo, consentito dalle disposizioni censurate, si inserisca nell’attuazione di piani di abbattimento approvati secondo le modalità stabilite dalla suddetta norma di legge. Peraltro, anche qualora fossero approvati detti ultimi piani, alla loro attuazione dovrebbero essere preposte le guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali, le quali potrebbero avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani, purché muniti di licenza per l’esercizio venatorio, e delle guardie forestali e delle guardie comunali munite di licenza per l’esercizio venatorio, nonché, alla luce dell’apertura della Corte costituzionale con la sentenza sopra citata, di guardie venatorie volontarie e di guardie ambientali volontarie, nonché di guardie giurate, purché adeguatamente preparate sulla normativa di riferimento attraverso specifici e adeguati programmi di formazione in materia di tutela ambientale. La disposizione della cui legittimità si controverte, invece, non reca alcun riferimento alla formazione del personale impiegato nell’ipotetica attività di controllo faunistico entro la quale si collocherebbe la contestata pratica del foraggiamento dei cinghiali finalizzata all’attrazione degli animali sui punti di sparo. L’articolo del disciplinare impugnato, al contrario, consente il foraggiamento dei cinghiali per attrarli sui punti di sparo ai dichiarati fini di mitigare gli impatti del cinghiale sulle attività antropiche e di ridurre lo sforzo di caccia, limitandosi a consentire tale pratica ai cacciatori di selezione nell’esercizio della loro attività venatoria”.