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Ragazzo di Gubbio scomparso, l'appello della mamma: "Vi prego, cercate il mio Aroun"

Euro Grilli
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Andate a cercare il mio Aroun nelle campagne, lui non ama vivere nelle città. Diteglielo a quelli dell’Ambasciata, ditelo anche ai carabinieri”. Non si dà pace Fatemeh Monsepour Samie, nata a Teheran 72 anni fa, residente in Italia da 40. È la mamma di Aroun Belachew, 26 anni, cittadino italiano, residente a Gubbio le cui tracce si sono perse a inizio mese. È preoccupata. Molto. Dal 4 luglio non ha più notizie del figlio che a marzo era partito per un viaggio a piedi attraverso l’Africa per raggiungere Addis Abeba, città di origine del padre, Mesfin Toffe Belachew. “L’ultima volta che l’ho sentito - racconta - mi ha detto che gli era stato rubato il telefono e tutti i soldi e mi ha chiesto di fargli un versamento sul suo conto. Cosa che ho fatto subito, ma non sono riuscita a sapere altro e in base a quanto conosco non sembra abbia fatto prelievi”. Si ferma un attimo. Cerca nel telefonino le foto di Aroun. “Lui è il mio amore - dice con in filo di voce - lui aiuta tanta gente. È fatto così. Vede (ci mostra le foto sullo smartphone) qui è con tanti bambini africani e cerca di portare loro un aiuto, un sostegno”.

 

 

Quando lo ha sentito ha percepito preoccupazione, paura nelle sue parole? "Lui ha postato anche un video in cui racconta che ha subito un furto, ma è sorridente, non sembra aver paura, tutt’altro. Ma io non so più nulla” racconta la donna. Nel video Aroun, quasi abbozzando un sorriso, conferma: “Mi è stato rubato il telefono, ma va tutto bene anche così. Andiamo avanti sempre positivi. Nessun male viene per nuocere. In questo credo dal mio profondo del cuore. Ci sarà un motivo che ancora non conosco. I prossimi giorni entro in Congo, poi risalgo piano piano verso l’Etiopia tra qualche mese. Ho voluto fare questo video perché mi sono arrivati messaggi per sapere come sto. Sto benissimo. Quando avrò la possibilità vi aggiornerò. Voglio bene a tutti. Un bacione”. Il video lo ha registrato facendosi prestare un telefono.

 

 

Le parole di Aroun e il tono con cui ha voluto tranquillizzare tutti però non tolgono nemmeno un grammo alla preoccupazione che la madre sta accumulando da tanti, troppi giorni. “È troppo che non lo sento - continua a ripetere - i carabinieri, l’ambasciata devono muoversi. Devono ritrovare il mio Aroun”. Della vicenda si sta interessando la Farnesina che è in contatto con l’ambasciata italiana a Brazzaville in Congo. I carabinieri hanno fatto la loro parte. Sui social si moltiplicano gli appelli. Ma di Aroun non c’è più traccia. Ormai da sedici giorni. E anche il Comune si è attivato attraverso i canali della Prefettura, Questura e con la Farnesina per richiamare l’attenzione sulla vicenda.