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Umbria, l'inflazione sale all'8,2% e taglia un mese di stipendio

Catia Turrioni
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In Umbria l’inflazione all’8,2 per cento taglia uno stipendio. Secondo le stime dell’Unione nazionale consumatori la stangata costerà, su base annuale, 1.852 euro a famiglia, contro il dato nazionale di 1.738. Il cuore verde d’Italia, infatti, si posiziona al sesto posto della speciale classifica sulle regioni più care d’Italia redatta dall’associazione su dati Istat. Ad alleggerire le tasche sono carrello della spesa, bollette e benzina, ma anche ristoranti e viaggi. 
Eccole qui le voci che pesano sul bilancio familiare. I dati sono quelli elaborati dal Comune di Perugia e relativi al mese di giugno quando l’inflazione, nel capoluogo di regione, ha toccato l’8,6 per cento contro il 7,8 per cento di Terni. Per l’energia elettrica il numero è talmente alto che pare surreale: l'aumento, rispetto alla scorsa estate, è del 93,4% per cento. Se pensiamo poi che le temperature torride fanno schizzare anche l'utilizzo dei condizionatori, la bolletta diventa spaventosa.

 

 

 

 

 

Anche chi ha il gas in cucina è messo male: più 66,6 per cento. Fare il pieno di macchina e scooter, poi, non è certo conveniente: siamo al 25,3 per cento di aumento per la benzina e al 32,5 per cento per il gasolio. A ciò vanno aggiunti i rincari relativi a pezzi di ricambio (+9,8 per cento), pneumatici (+ 10,8 per cento), lubrificanti (8,6 per cento). Non va meglio per quanto riguarda il carrello della spesa: la crisi del grano ha portato farina e cerali a un più 22,4 per cento rispetto al 2021, con un aumento della pasta del 20,8 per cento. Pane e pasta, in un mese, sono rincarati in media rispettivamente dell’1,5 per cento e del 2,9 per cento. Il pollame costa il 18,3 per cento in più rispetto all'anno scorso, la carne ovina e caprina il 16,8 per cento. Per il latte intero l’aumento è del 9,8 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, il burro è aumentato del 38 per cento, l’acqua minerale del 9,8 per cento. La frutta fresca segna un + 5,3 per cento. Friggere è un lusso: gli olii alimentari (non di oliva) hanno avuto un’impennata del 67,4 per cento per effetto della guerra in Ucraina, uno dei maggiori produttori al mondo di olio di girasole. Più contenuto il balzo all’insù dell’extravergine di oliva: + 5,3 per cento. Le patate, invece, che erano aumentate del 14,1 per cento, nell’ultimo mese sono diminuite dell’1,9 per cento. Magra consolazione. 
Rinfrescarsi con un gelato costa di media il 13 per cento in più rispetto allo scorso anno mentre per la tazzina di caffè si registra un + 6,1 per cento. Ristoranti, bar e pizzerie hanno subìto, di media, un aumento del 6 per cento rispetto all’estate scorsa, alberghi e pensioni del 10,7 per cento. Diminuisce il biglietto del treno (-10,2 per cento) aumenta quello dell’aereo (+90,4 per cento). I voli nazionali, in particolare, sono aumentati del 33,3 per cento (+23,8 nell’ultimo mese) e quelli internazionali addirittura del 124 per cento (+31,4 in un mese). 

 

 

 

 

 

 

A Terni, come rilevano i dati dell’Ufficio statistica del Comune, la situazione poco cambia tanto che per trovare valori così alti nella città dell’acciaio bisogna tornare indietro di oltre 35 anni e per alcuni servizi e prodotti non si erano mai raggiunti incrementi di prezzo così alti su base annua. Tra i prodotti alimentari quello che ha subito il maggior aumento di prezzo rispetto a giugno 2021 è stato il burro +35% seguito dalla pasta + 33%, dalle patate e dal riso +25%. E’ sulla base di questi dati Istat che l’Unione nazionale consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita. In testa alla hit dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care c’è Bolzano dove l’inflazione annua, pari a +9,7%, la più alta d’Italia a “pari merito” con Palermo, si traduce nella maggior spesa aggiuntiva annua equivalente, in media, a 2578 euro. Perugia è all’11esima posizione con un aggravio stimato di 1.976 euro. In testa alla classifica delle regioni più “costose” con un’inflazione annua a +9,3%, c’è il Trentino che registra a famiglia un aggravio medio annuo pari a 2417 euro. Segue la Lombardia, dove la crescita dei prezzi dell’8,1% implica un’impennata del costo della vita pari a 2105 euro, terza il Veneto, +8,5%, con un rincaro annuo di 1946 euro. L’Umbria è sesta, con un aggravio per famiglia che come detto viene stimato sui 1.852 euro, l’equivalente di un buono stipendio. La regione più risparmiosa è il Molise, +6,6%, pari a 1208 euro, seguita da Puglia (+8%, + 1.295 euro) e Marche (+7%, +1365 euro).