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Magione, il lago Trasimeno si ritira e riaffiorano le bombe della guerra

Nicola Torrini
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Il Trasimeno si ritira e dalle spiagge emerse riaffiorano oggetti rimasti sepolti sotto le acque e tra i fanghi per decenni. Proprio ieri mattina, durante una passeggiata sul lungolago di Sant’Arcangelo, lo sguardo attento e professionale dello storico Gianfranco Cialini ha notato, spuntare tra le sabbie, un cilindro che sin da subito è apparso essere per quello che poi, è stato confermato, effettivamente era: una bomba risalente alla seconda guerra mondiale. La scoperta è avvenuta in località La Frusta, nell’area compresa tra il centro abitato e il vecchio molo dove nel giugno 1944 sbarcarono gli ebrei scappati dalla prigione di Isola Maggiore. Qui, in effetti, l’abbassarsi del livello delle acque ha portato a un forte restringimento del lago con ampie zone di fondale ora completamente scoperte.

 

 

Alla vista del probabile ordigno, Cialini ha subito allertato la locale caserma dei carabinieri che, a sua volta, ha comunicato alla polizia locale di Magione il ritrovamento. Sul posto sono quindi intervenuti gli agenti della municipale che, preso atto dell’effettiva presenza della bomba, hanno avvertito la prefettura, recintato l’area dove si trova il proiettile e segnalato la sua presenza in attesa che le autorità competenti mettano in sicurezza la zona. Essendo la scoperta opera di un profondo conoscitore della storia locale e delle vicende che hanno interessato Sant’Arcangelo, anche durante l’ultimo conflitto mondiale, Cialini ha subito potuto ipotizzare la provenienza del residuato bellico e la storia che probabilmente vi è dietro. “Da testimonianze raccolte nel corso degli anni tra gli abitanti del borgo – racconta Cialini –, pare certo che in quella precisa zona, a poche decine di metri dall’abitato di Sant’Arcangelo, nei mesi dell’occupazione nazista, vi fece sosta un’autocolonna militare tedesca che trasportava materiali vari, tra cui munizioni. Pur cercando riparo a ridosso della scarpata, fu individuata dai velivoli alleati e bombardata. Gli anziani del posto ricordano che alcuni di quei camion esplosero e che parte del loro contenuto, non più trasportabile, fu gettato nelle acque del lago. Tra il materiale finito nell’allora più profondo Trasimeno sembra ci fossero anche munizioni ed esplosivi”. 

 

 

Se la storia fosse confermata, tutto lascerebbe presupporre che nell’area del ritrovamento vi possano essere ulteriori ordigni, magari ancora sepolti sottoterra ma che, vista la situazione, potrebbero comunque tornare alla luce del sole. “Negli anni Cinquanta – ricorda quindi Cialini – il lago era nella stessa critica situazione di oggi, ma allora gli abitanti non notarono niente. Le correnti, nel corso dei decenni, potrebbero aver contribuito a far riaffiorare la bomba. Un rischio da non sottovalutare, visto che l’area è oggi tornata calpestabile e persone ignare potrebbero imbattersi in simili ritrovamenti”.