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Perugia, vende ristorante che non è suo: a processo per appropriazione indebita

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Alessandro Antonini
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Si è appropriato della licenza del ristorante e di tutte le attrezzature e le ha rivendute, prima di averle pagate alla rispettiva proprietaria. O meglio, ha iniziato a pagare e poco dopo ha smesso. E si è reso irreperibile. Però prima le ha collocate sul mercato incassando i soldi.
Così un 47enne di origini campane residente a Perugia è finito a processo per appropriazione indebita. Lunedì c’è stata la prima udienza in cui la parte lesa - una donna di 53 anni residente a Magione - si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Daica Rometta, davanti al giudice Annarita Cataldo.


Inizialmente la procura ha chiesto l’archiviazione ma grazie all’opposizione presentata da Rometta il caso è stato riaperto ed è arrivata la citazione diretta in giudizio. Secondo quanto riportato nel capo di imputazione - fascicolo a carico del pm Gemma Miliani - il 47enne “per procurarsi un ingiusto profitto si appropriava indebitamente delle attrezzature strumentali all’esercizio dell’attività di ristorazione che erano state oggetto di cessione d’azienda in relazione all’attività commerciale di cui la parte offesa era titolare, avendone il possesso in quanto mancava di restituirle a seguito della comunicazione da parte del creditore di volersi avvalere della clausola risolutiva espressa dal contratto di cessione. Con l’aggravante di aver causato alla persona offesa un danno di rilevante gravità stante il valore complessi dell’attrezzatura pari a 19 mila euro”. In sostanza tutto l’interno del ristorante (per il locale si pagava un affitto a un terzo) era nella disponibilità dell’imputato in quanto oggetto del contratto di cessione intercorso tra le parti che il 47enne non ha però onorato.

Anzi, secondo la parte offesa non ha pagato neanche la metà e millantando la garanzia del pagamento ha preso tempo per vendere “in tutta tranquillità le attrezzature, conseguire così un illecito profitto, chiudere il locale e rendersi da ultimo irreperibile”, scrive Rometta nell’atto di costituzione di parte civile.

 


L’imputato dopo aver promesso di saldare il debito è letteralmente sparito, “non rispondendo alle innumerevoli chiamate né, tanto meno, ai messaggi inviati per conoscere che fine avessero fatto le attrezzature di cui si era illegittimamente appropriato nonostante le richieste di restituzione a fronte del mancato pagamento del valore delle stesse”. A suo carico risultano numerosi precedenti di polizia inerenti reati contro il patrimonio e stando a quanto risulta dalle annotazioni in questura è stato denunciato “numerose volte negli ultimi anni per reati quali truffa, furto, riciclaggio, indebito utilizzo di carte di credito e ricettazione”.