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Spoleto, morto in incidente stradale, la mamma di Nikola chiede giustizia

Chiara Fabrizi
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Lotto contro la sofferenza indescrivibile della perdita di un figlio cercando di far capire ai giovani il valore della sicurezza stradale, ma chiedo anche giustizia con pene certe e adeguate”. A parlare è Rezana Duka, mamma di Nikola morto ad appena 21 anni il 14 marzo del 2019 a causa di un incidente stradale all'interno della galleria di Forca di Cerro. L'altro automobilista, che è un ragazzo di 27 anni, era ubriaco al volante e ora è imputato per l'omicidio stradale aggravato di Nikola. In aula si torna giovedì 14 luglio 2022 quando il giudice del tribunale di Spoleto, Silvia Festa, scioglierà la riserva sulla richiesta di patteggiamento a quattro anni presentato in aula un mese fa dal difensore, l'avvocato Marco Angelini, che ha ottenuto il parere favorevole della Procura di Spoleto. 

 

 

“Da tre anni ho perso mio figlio in un solo attimo, che per me – ha detto la mamma- è divenuto un tempo interminabile, infinito dolore. Lotto contro questa sofferenza indescrivibile cercando di tenere vivo il ricordo di Nikola come monito per i giovani, e non solo, affinché siano consapevoli del valore della sicurezza stradale”. Rezana Duka, infatti, da tempo ha avviato una campagna di affissioni a Spoleto e in Valnerina per sensibilizzare gli automobilisti, specie quelli più giovani, a non mettersi al volante in uno stato di alterazione psicofisica. “Cerco di far comprendere ai ragazzi – ha spiegato - che guidare stanchi, assonnati o peggio ubriachi o sotto l'effetto di droga, non significa solo mettere a repentaglio la propria vita, ma anche quella di persone innocenti”.

 

 

L’impegno civico per la sicurezza stradale non basta a Rezana che chiede “giustizia per Nikola e pene certe e adeguate per chi ha sbagliato, affinché possano davvero rappresentare un deterrente efficace contro la superficialità e l'incoscienza di chi non rispetta le regole”. Naturalmente per la mamma del giovane “nessuna pena sarà in grado di colmare il dolore della perdita di Nikola”, aggiungendo però che “una pena di quattro anni, come richiesta dall'imputato, svuoterebbe di senso ogni mia battaglia e renderebbe la mia sofferenza ancor più insopportabile”.