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Umbria, avvisi Irap errati a 10 mila aziende: ecco cosa fare

Sabrina Busiri Vici
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In Umbria una pioggia di avvisi Irap si sta abbattendo sui contribuenti, avvisi che risultano errati. Tra la montagna di notifiche provenienti dall’amministrazione finanziaria che le imprese stanno ricevendo ci sono pure quelli riguardanti la richiesta del saldo dell’Imposta regionale sull’attività produttiva (Irap) 2019, nonostante il decreto Rilancio abbia disposto la cancellazione. “In Umbria il fenomeno riguarderà almeno 10 mila aziende su un totale di oltre 79 mila realtà attive” riporta Roberto Tanganelli, presidente di Confprofessioni Umbria. “Le cartelle arrivano per un fraintendimento di norme che si sono accavallate tra il 2020 e 2021 che hanno generato un corto circuito - prosegue - al quale si può mettere fine con l’impegno del commercialista di ripresentare una dichiarazione Irap (relativa al 2019) integrativa con aggravi di costi per le stesse attività produttive e di lavoro per i commercialisti”.

Il corto circuito a cui fa riferimento Confprofessioni riguarda, in particolare, la circolare dell’Agenzia delle entrate n. 25 del 20 agosto del 2020 che disponeva la non necessità di compilare il quadro del tributo; successivamente la stessa Agenzia delle entrate in un messaggio (n.58 del 29 settembre 2021) ne ha disposto la compilazione, ovvero l’esatto contrario. La situazione, secondo le valutazioni di Confprofessioni, sta provocando un intasamento dei servizi di assistenza al contribuente proprio nel momento estivo, con le ferie di mezzo e una montagna di scadenze da rispettare. Intanto la sanatoria decisa dal Consiglio nazionale dei commercialisti è stata avvallata dall’Agenzia delle entrate che sta portando avanti verifiche.

“Ma non finisce qui - riporta ancora Confprofessioni - perché sempre l’Agenzia delle entrate sta inviando comunicazioni alle ditte individuali, società, professionisti (quindi il mondo delle partite Iva) per debiti erariali superiori ai 5 mila euro in cui fa presumere l’esistenza di possibili sintomi di crisi d’impresa con la conseguente necessità che l’imprenditore debba rivolgersi alla camera di commercio per farsi nominare l’esperto negoziatore. La segnalazione all’imprenditore comporterà la necessità di esaminare con maggiore attenzione la situazione economico e finanziaria dell’impresa e ciò richiederà di attivare il test di risanamento”. Pure gli aiuti spot del governo sono un’arma a doppio taglio secondo quanto riportano i commercialisti: “I ristori ricevuti dalle imprese nel periodo di pandemia - spiegano - creano ulteriori problemi di rendicontazione, si perché nonostante sia lo Stato ad averli erogati ora bisogna indicarli nelle dichiarazioni dei redditi, nei bilanci delle srl, con relative sanzioni in caso di omessa o errata comunicazione”.