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Perugia, liti perché lei rifiuta lo scambio di coppia: marito a giudizio per maltrattamenti viene assolto

La vicenda è finita in tribunale a Perugia

Alessandro Antonini
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Liti e presunte percosse perché lui voleva fare lo scambio di coppia e lei si rifiutava. Fatti contestati almeno tre volte all’interno del fascicolo per maltrattamenti in famiglia. Senonché l’uomo, 60 anni, è stato assolto per due capi di imputazione perché il fatto non sussiste e per un terzo perché non costituisce reato. La difesa, rappresentata dagli avvocati Elena Cristofori e Stefano Castellani, ha sostenuto che la donna - bielorussa, di 20 anni più giovane - “dipendente da alcool da vari anni” avesse “una cognizione alterata delle discussioni che avvenivano con il marito sempre quando lei era ubriaca e diventava violenta ed aggressiva”. 


Nel capo di imputazione viene specificato che nell’agosto del 2017 “a seguito di una lite occasionata dalla proposta di intrattenere rapporti sessuali con scambio di coppia rifiutata dalla coniuge convivente, che aveva reagito bevendo e lo aveva aggredito, l’uomo la percuoteva colpendola al naso e tirandole le orecchie”. Altre due proposte di scambio di coppia finite in lite e aggressioni, secondo la Procura, fanno riferimento all’agosto 2020 e il marzo 2021. I fatti si sono svolti tra Collestrada e Magione. Alcune delle fattispecie contestate sarebbero avvenute alla presenza del figlio di 6 anni. 


Nel febbraio 2020 dopo che avevano discusso perché lei si era recata dal notaio per questioni legate alla casa, “la colpiva ripetutamente sulla fronte con un pezzo di Lego procurandole una cicatrice”. Un’altra volta le ha legato le mani e l’ha chiusa per tre ore dentro un letto a cassettone, stando a quanto riportato nell’atto giudiziario. Non solo. “La costringeva a soddisfare i suoi appetiti sessuali anche quando lei non aveva voglia, pretendendo di avere rapporti sessuali completi oppure orali e a farsi fotografare nuda”. Tutte contestazioni che per il giudice evidentemente non hanno retto, dando il là alla sentenza di assoluzione. Secondo il capo di imputazione al contrario “i presunti maltrattamenti avrebbero ingenerato nella donna forme di disagio psichico e fisico tanto da contribuire a farla diventare dipendente da assunzione di bevande alcoliche”. Tesi che però non ha superato il vaglio del primo grado.