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Terni, donna scomparsa da 13 anni. La Procura chiede altre indagini sul marito

Antonio Mosca
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La Procura della Repubblica, a Terni, fa dietro front e chiede al gip di continuare a indagare per trovare la verità sulla scomparsa di Barbara Corvi. Nuovo colpo di scena giovedì 7 aprile di fronte al gip Barbara Di Giovannantonio chiamata a decidere sulla sorte di Roberto Lo Giudice, il marito della donna amerina, sparita da 13 anni, che era stato arrestato per omicidio e poi scarcerato. Dopo la richiesta di archiviazione nei confronti dell’indagato formulata dalla pubblica accusa, ieri è stato lo stesso procuratore capo Alberto Liguori a cambiare idea, spiegando che occorre andare avanti con le indagini. Illustrando le motivazioni che l’hanno indotto a revocare la richiesta di archiviazione, Liguori (nella foto) ha spiegato che ci sono nuovi elementi da mettere a fuoco in relazione allo scenario in cui è maturata la scomparsa di Barbara e ai rapporti, allora molto tesi, tra la donna e il marito. “Come parte pubblica nel processo - ha spiegato il procuratore - ho operato una rilettura di alcune circostanze, trovando conforto in diverse indicazioni relative a nuovi elementi da approfondire. E questo sarà utile sia per arrivare a un rinvio a giudizio dell’indagato che invece per decretare la sua estraneità ai fatti. Attendiamo la decisione del giudice, ricordando che a suo tempo la Cassazione e il Riesame si sono espressi sulle esigenze cautelari e non sulla colpevolezza dell’indagato”.

Stessa richiesta è arrivata dai legali di parte civile mentre la difesa dell’indagato ha ribadito che non ci sono elementi tali da giustificare una prosecuzione delle indagini sul conto di Roberto Lo Giudice. Il gip, Barbara Di Giovannantonio, si è riservata di decidere nei prossimi giorni. Lo scorso anno era stato il procuratore Liguori a riaprire le indagini, che sembravano ferme su un binario morto. E sulla base delle pesanti accuse ipotizzate, il 50enne di origini calabresi era finito dietro le sbarre mentre il fratello Maurizio era stato indagato a piede libero. Ma dopo tre settimane, con una decisione a sorpresa, il Tribunale del Riesame aveva fatto piazza pulita dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del marito della donna sparita nel nulla. Un duro colpo per i familiari di Barbara e per la Procura. Che ieri, però, sono passati al contrattacco chiedendo di proseguire le indagini. In aula era presente anche Monica Corvi, una delle sorelle della donna che da quel maledetto 27 ottobre del 2009 non ha mai smesso di chiedere giustizia. “Siamo soddisfatti e confortati - ha detto l’avvocato Giulio Vasaturo, legale della famiglia Corvi - per la revoca della richiesta di archiviazione da parte del procuratore. E siamo fiduciosi nella valutazione che il giudice farà rispetto ai fatti prospettati”.

Barbara di recente era stata inserita nell’elenco delle vittime della mafia. E il suo caso fu messo in relazione con la scomparsa di un’altra donna, Angela Costantino, moglie di un fratello di Lo Giudice. “Non possiamo accettare l’idea - afferma l’associazione Libera Umbria - di non conoscere la verità. Sappiamo, nel nostro cuore, che Barbara non è scappata, non si è nascosta dai suoi figli e dai suoi cari. Questa - conclude - è una storia di violenza e sappiamo in quale contesto è maturata. Abbiamo piena fiducia nella magistratura e speriamo che la verità si possa scrivere anche nelle aule giudiziarie”.