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Spoleto, Confcommercio chiede al Comune riduzione della Tari, tariffa puntuale e pagamento della prima rata a fine anno

Chiara Fabrizi
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"Bissare le riduzioni della Tari (tassa rifiuti) per le imprese che causa Covid hanno subito una contrazione del fatturato; rendere operativo per tutte le utenze non domestiche un sistema di misurazione della quantità di rifiuti effettivamente prodotti”, ovvero far diventare realtà la tariffa puntuale; “e posticipare a fine anno il pagamento della prima rata Tari”. Queste le tre richieste messe sul tavolo dell’amministrazione comunale di Spoleto, guidata dal sindaco Andrea Sisti, dalla Confcommercio che, con il presidente Tommaso Barbanera (nella foto), ha chiesto un incontro urgente al Comune per verificare la possibilità di apportare una “serie di correttivi” senza i quali “le imprese saranno costrette a scegliere di uscire dal servizio pubblico” gestito dalla Vus. Barbanera, infatti, segnala che la Tari “è diventata ormai insostenibile, perché anche quest’anno ci sono operatori economici che faranno i conti con un aumento fino al 40 per cento”.

 

 

In particolare, l’associazione di categoria chiede “la riduzione della Tari per le categorie che sono state maggiormente colpite dalle restrizioni e dagli effetti della pandemia, sulla scorta di quelle che erano state previste lo scorso anno”. Il riferimento è agli aiuti Covid-19 incardinati sugli sgravi Tari varati a fine 2020 quando la giunta De Augustinis ha stanziato 250 mila euro per alleggerire la tassa rifiuti sia agli operatori economici che alle famiglie, riuscendo però alla fine a erogare poco più di 165 mila euro quasi interamente in favore di 215 tra commercianti e imprenditori.

 

 

“Sulle riduzioni Tari vorremmo – dice il presidente di Confcommercio – un impegno preciso da parte del Comune che chiamiamo a verificare la possibilità di applicare tariffe ridotte alle imprese che negli anni precedenti hanno registrato una riduzione del fatturato a causa della pandemia”. Poi il nodo della tariffa puntuale: “Determinando i costi del servizio – dice Barbanera - si deve necessariamente tenere conto delle diverse tipologie di attività e della relativa produzione di rifiuti, secondo un principio di equità, perché ci sono imprese che per loro natura hanno bisogno di grandi spazi, ma che non producono grandi quantità di rifiuti”, come gli autosaloni o gli spazi espositivi. Nel mirino di Confcommerio, comunque, finisce anche la Vus, perché agli operatori economici “ogni giorno giungono segnalazioni di una città sporca e di servizi insoddisfacenti”.