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Molesta dipendente, condannato a 6 anni di reclusione direttore del personale di azienda tifernate

Francesca Marruco
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Sei anni di reclusione per violenza sessuale su una dipendente. E’ questa la sentenza di condanna emessa nei giorni scorsi dal tribunale di Perugia nei confronti di un 51enne, direttore del personale di un’azienda del tifernate
A denunciarlo, ormai otto anni fa, fu una sua dipendente dopo due episodi di abusi. La sentenza, emessa dal collegio presieduto dal giudice Marco Verola - a latere i togati Sonia Grassi e Francesco Loschi - prevede anche per l’imputato il pagamento del risarcimento, in favore della parte offesa, di 30 mila euro

 


La donna, che nel procedimento si era costituita parte civile assistita dall’avvocato Franco Arcaleni, nel momento in cui sporse denuncia, aveva anche raccontato di altre richieste da parte del suo superiore. Richieste che nel capo di imputazione erano state rubricate come violenza privata. Secondo la Procura, l’imputato - direttore del personale della ditta - aveva “con minaccia consistita nel dirle che avrebbe licenziato lei e il marito se non si fosse licenziata dalla ditta presso cui prestava servizio come secondo lavoro”. Per questa accusa, è stato lo stesso pm in udienza, Giampaolo Mocetti, a chiedere il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Per l’accusa di violenza sessuale aveva invece sollecitato una condanna a tre anni di reclusione. Il collegio ha emesso una sentenza col doppio della pena.

 

 

Secondo l’accusa, il direttore del personale, aveva “convocato in azienda all’interno del suo ufficio” la parte offesa e poi aveva "cercato di baciarla in bocca mettendole le mani addosso”. Una seconda volta, secondo l’imputazione, dopo “averla fatta convocare dal capo reparto” l’aveva nuovamente “toccata ripetutamente”. All’uomo - difeso dall’avvocato Marcello Volpi  e Francesco Falcinelli - veniva contestata anche l’aggravante di aver commesso il fatto con l’abuso di relazione d’ufficio “essendo l’uomo il direttore del personale della ditta in cui lavorava la parte offesa”.