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A Peter Brook il saluto dai palcoscenici dell'Umbria

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Peter Brook, regista britannico e leggenda del teatro, residente in Francia dal 1974, è morto sabato 2 luglio 2022 a Parigi, all’età di 97 anni. Il Festival dei Due Mondi di Spoleto con la direttrice artistica Monique Veaute, a distanza di poche ore dalla notizia, lo ricorda come uno tra i più grandi maestri del teatro del Novecento. “Ospite del Festival di Spoleto nel 2010 con Eleven and Twelve / 11 and 12, spettacolo tratto dal libro dello scrittore africano Amadou Hampatè Bâ sulla vita e gli insegnamenti di Tierno Bokar, Brook, nel corso della sua lunga carriera di regista, ha ridefinito – dice Veaute – il modo di concepire il teatro grazie a produzioni celebrate per aver spogliato il teatro del superfluo e per aver ridotto il dramma all’essenziale”. E conclude citando un concetto cardine di Brook: “Posso prendere qualsiasi spazio vuoto e chiamarlo palcoscenico nudo. Un uomo cammina in questo spazio vuoto, mentre qualcun altro lo guarda, e questo è tutto ciò che serve per un atto teatrale”.

 


Il regista britannico era diventato un amico dell’Umbria proprio per i rapporti con il Tsu. “Se ne è andato il più grande maestro e regista del '900 - ha scritto il direttore dello Stabile umbro, Nino Marino -. E, anche se lui non voleva essere chiamato maestro, sono convinto che non ci sia definizione migliore per chi ha reinventato e rivoluzionato l'arte della messa in scena a livello mondiale”. Così Marino si unisce al cordoglio per la scomparsa di Peter Brook, da molti anni in strettissimo rapporto di stima, rispetto e collaborazione con il Tsu, seguito sempre dalla sua assistente e regista Marie-Hélène Estienne. Ta main dans la mienne, The valley of astonishment, Why?, Battlefield, The suit, The prisoner, fino a all'ultimo Tempest project (in scena a novembre 2021) sono le ultime creazioni di Peter Brook presentate in anteprima assoluta al Teatro Cucinelli di Solomeo. “La tempesta è la creazione con cui Shakespeare ha voluto congedarsi e riporre le armi della magia. Mi piace pensare che non sia un caso che proprio l’ultimo spettacolo di Brook corrisponda a quello del drammaturgo e poeta inglese con cui passava la vita a dialogare, come raccontò lui stesso una sera a Brunello Cucinelli”.

 

 

Prosegue Nino Marino: “Ricordo che alla prima italiana di Tempest project ci chiamò dalla sua casa a Parigi per sapere com’era andato il debutto e come aveva reagito il pubblico. Gli facemmo ascoltare gli applausi dal telefono. Fu un momento emozionante, di profonda umanità e amicizia che non potrò mai dimenticare”.
Tutto il teatro umbro si unisce. Con gratitudine immensa.