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Orvieto, pescatori di frodo sorpresi di notte al lago di Corbara

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Pesca abusiva sul lago di Corbara, nei pressi di Orvieto. È in prossimità delle sponde dell'invaso artificiale formatosi negli anni '60 che, nella notte di venerdì primo luglio, sono stati bloccati tre pescatori di frodo di nazionalità rumena, provenienti dal nord Italia. Un'attività di prelievo di carpe e carassi, la loro, tutt'altro che isolata dal momento che in pochi mesi sarebbero tornati nell’Orvietano almeno quattro volte. I sospetti sono stati confermati quando, intorno alle 22, dopo una serie di appostamenti mirati, le guardie volontarie della Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee sono riuscite a cogliere sul fatto i tre uomini mentre erano intenti a collocare, nelle vicinanze della riva, ognuno una rete da pesca della lunghezza di circa 150 metri (nella foto), sufficiente a prelevare in pochi giorni quasi 400 chili di pesce. Come da prassi, di buon mattino, il pescato veniva poi caricato su un furgone frigorifero, pronto per essere trasportato.

Per mettere un freno a quella razzia sistematica, il personale della Fipsas ha chiesto il supporto dei carabinieri forestali del comando di Orvieto, intervenuti sul posto per effettuare tutte le verifiche del caso. Accertato l'uso improprio delle reti e il mancato rispetto delle distanze previste dalla legge per quanto riguarda la pesca sportiva, è stato verbalizzato il tutto e i quasi 450 metri di reti sono state poste sotto sequestro. È grazie alla collaborazione di più forze, comprese quelle dei pescatori sportivi ternani e orvietani, che è stato possibile individuare i pescatori di frodo.

Roma, pesca illegale durante il ponte di Ognissanti. Blitz della Finanza: Sequestrati 2.000 ricci di mare a Civitavecchia | Foto – Corriere di Viterbo

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Roma, pesca illegale durante il ponte di Ognissanti. Blitz della Finanza: Sequestrati 2.000 ricci di mare a Civitavecchia | Foto

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Ancora un sequestro di ricci di mare da parte delle Fiamme Gialle della Stazione Navale di Civitavecchia, impegnate in un mirato monitoraggio costiero notturno predisposto dal Reparto Operativo Aeronavale di Civitavecchia su tutto il litorale laziale, allo scopo di intensificazione i controlli di Polizia Economico Finanziaria nel contrasto ai traffici illeciti 
via mare e del bracconaggio ittico
. Il blitz dei finanzieri è scattato durante il ponte delle “Festività di Ognissanti”, nella notte tra domenica 31 ottobre  e lunedì 1° novembre, in un tratto di costa sul litorale di Santa Marinella (RM), peraltro già preso di mira da tali fenomeni di illegalità. Le Fiamme Gialle hanno colto in flagranza due pescatori di frodo della Provincia di Bari che, approfittando delle condizioni meteomarine favorevoli, erano intenti a fare razzia del prezioso echinoderma. Soltanto dopo una paziente e prolungata attesa, li hanno sorpresi mentre guadagnavano la riva e, furtivamente, si apprestavano a caricare a bordo dell’autovettura tutto il prodotto ittico illecitamente pescato.

 

È scattato quindi il sequestro di oltre 2.000 esemplari di riccio di mare e di tutta l’attrezzatura da pesca utilizzata, oltre alla verbalizzazione per 12.000 euro di sanzioni amministrative, per ciascuno dei due bracconieri ittici. Tutti i ricci di mare sequestrati sono stati immediatamente rigettati in acqua dai finanzieri, così da garantire il ripopolamento dei fondali e ristabilire l’equilibrio dell’ecosistema marino, compromesso da queste irresponsabili condotte illecite da parte dei pescatori di frodo. Infatti, i ricci di mare, appartenenti alla famiglia degli echinodermi, sono un bene prezioso per l’ecosistema marino in quanto fungono a tutti gli effetti da “biorimediatori naturali”, assicurando un’azione di “filtraggio” dell’acqua di mare. Per tale ragione la loro pesca è contingentata (1.000 esemplari al giorno per i pescatori professionali e solo 50 per gli sportivi) e addirittura sospesa in determinati mesi dell’anno.
La continua domanda del mercato fa sì che, accanto ai pescatori professionali autorizzati, vi sia un vero e proprio esercito di abusivi che, attirati dagli importanti guadagni (circa 1 euro per ciascun esemplare di riccio di mare) e incuranti delle conseguenze ambientali delle loro condotte, attuano una vera e propria razzia incontrollata dei fondali marini, che ne sta progressivamente causando una vera e propria “desertificazione”.

 

È per tali motivi che la pesca di frodo impatta negativamente sull’ambiente marino, oltre che ad incidere sulla leale concorrenza della filiera ittica, alterandone le regole e danneggiando gli onesti operatori del settore, poiché va ad alimentare il circuito del mercato illegale e dell’evasione fiscale. Da qui il fondamentale ruolo della Guardia di Finanza nel contrasto del bracconaggio ittico, svolto a tutela della biodiversità marina e a garanzia dell’economia legale, nell’interesse del libero mercato ed a favore dei cittadini.

 

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Le loro segnalazioni, infatti, si sono rivelate fondamentali ai fini della tempestività dell'intervento. È a loro, dunque, che va il ringraziamento pubblico della Fipsas. L'attività di bracconaggio ittico è un fenomeno predatorio diffuso anche in questa zona dove, chiudendoo per centinaia di metri l'invaso, i bracconieri riescono a catturare quintali di pesce. E non importa la qualità alimentare, dal momento che spesso il pesce in questione viene rivenduto a fronte di modesti introiti alle industrie che producono mangimi. Incalcolabile, di contro, il danno al mondo ittico e agli stessi pescatori sportivi che si trovano impossibilitati ad esercitare la loro attività.