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Mercato auto in Umbria, dimezzate le immatricolazioni

Catia Turrioni
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La produzione dei microchip in difficoltà, la crisi in Ucraina, gli strascichi della pandemia e ora l’annuncio dell’addio ai motori tradizionali: il mercato delle auto non regge all’urto e crolla giù, inesorabilmente. I numeri relativi alle immatricolazioni e riportati dal Portale dell’automobilista, aggiornati al 29 giugno 2022, sono emblematici.

 

 

 

 

Le auto immatricolate sono state 1.185 rispetto alle 2.104 del 2019, anno in cui il Covid non aveva ancora fatto la sua comparsa con tutte le conseguenze che ne sono derivate. “Siamo decisamente in grande difficoltà - spiega Michele Biselli, presidente di Arca, l’associazione dei concessionari di auto aderente a Confcommercio Umbria - I piazzali delle concessionarie sono praticamente vuoti, non ci sono auto.in pronta consegna, non ci sono macchine a chilometri zero. E’ come andare al mercato e trovare i banchi della frutta e verdura praticamente vuoti. Pochissimo l’usato, ancora meno le auto in pronta consegna”. 
Dopo un 2020 segnato da chiusure di fabbriche e restrizioni sanitarie, il settore ha dovuto affrontare i colli di bottiglia nei mercati globali e, in particolare, la carenza di chip, essenziale per l’assemblaggio delle auto. “I lunghi tempi di attesa non favoriscono l’acquisto - evidenzia Biselli - tuttavia, fino a non molto tempo fa, la gente entrava anche solo per chiedere informazioni. Ora neanche più quello”. A dare la mazzata finale, infatti, l’annuncio che dal 2035 scatterà il divieto di vendere auto nuove a benzina e diesel con l’obiettivo di ridurre le emissioni di Co2 del 100%. Entro questa data, dunque, saranno fuori commercio i motori a combustione sostituiti da quelli elettrici.

 

 

 

 

 

Ma la confusione è ancora tanta e questo non aiuta. “Le persone si sentono disorientate, c’è profonda incertezza su quello che succederà e nel frattempo nessuno se la sente di acquistare - spiega Biselli - Il risultato è che la gente non cambia la macchina rendendo il parco circolante sempre più vecchio e inquinante”. Neanche gli incentivi sono serviti a dare la scossa che sarebbe servita. I 170 milioni riservati, a livello nazionale, alla fascia di emissioni compresa tra 61 e 135 g/km sono terminati nel giro di venti giorni ma le auto elettriche e le plug-in non tirano e l’andamento delle vendite risulta molto lento. La cifra messa a disposizione potrebbe durare ancora alcuni mesi tanto che le associazioni di categoria chiedono di travasarli verso il segmento più richiesto. “Le macchine elettriche costano ancora troppo - asserisce Biselli - per sollevare veramente le vendite ci sarebbe bisogno di incentivi molto più elevati”. Ma non solo. Perché poi bisogna fare i conti anche con la carenza di dotazioni infrastrutturali. In particolare, sulla diffusione delle colonnine di ricarica l’Italia in generale è ancora molto indietro rispetto agli altri paesi europei. E allora gli automobilisti preferiscono attendere tempi migliori per comprarsi la macchina nuova e nel frattempo corrono dal meccanico. Anche in questo caso i numeri sono eloquenti. Nel 2021 gli umbri hanno speso 413 milioni di euro per provvedere alla manutenzione e alla riparazione delle proprie autovetture. E’ una somma in aumento del 5,4% rispetto al 2020. La provincia di Terni è quella che nel 2021 ha fatto registrare il maggiore aumento della spesa (+5,6%); più indietro Perugia (+5,3%). Questi dati derivano da uno studio dell’Osservatorio Autopromotec, la struttura di ricerca di Autopromotec, la più specializzata rassegna espositiva internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico e sono emblematici di come gli automobilisti preferiscano ricorrere al meccanico piuttosto che acquistare la macchina nuova. Nel 2021 i prezzi dei servizi di assistenza alle auto sono cresciuti dell’1,4% su base annua, a fronte di un leggerissimo aumento del parco circolante di autovetture (+0,3%) e di un incremento delle attività di officina che, in base alle stime dell’Osservatorio, è stato del 4%.