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Umbria, scattano i razionamenti dell'acqua ma la rete idrica colabrodo ne fa perdere il 53%

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Alessandro Antonini
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Mentre Regione e Comuni vergano ordinanze di divieto di attingimento e uso improprio della risorsa idrica, Arera certifica che in Umbria più della metà dell’acqua si disperde a terra prima di arrivare al rubinetto. Il 53% per essere precisi. 
Il dato è certificato dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente. Nell’apposita sezione “qualità tecnica del servizio idrico integrato” del sito (www.arera.it) c’è una mappa interattiva con gli ultimi dati considerati validi. 
Suddivisi per regioni, comuni e singoli gestori. Per gli enti locali gestiti da Umbra Acque - Perugino, Lago, Alta e Media valle del Tevere) - c’è una dispersione del 48,6%, pari a 10,67 mc/km/gg. Per quelli in quota Sii (Ternano e Narni-Amelia) siamo al 54,3% per 15,47 metri cubi per km al giorno. Infine la Vus (Foligno, Spoleto, Valnerina) con il 62% e 15,03 mc. Fatta una media ponderata rispetto alla popolazione siamo al 53% circa. Per quanto riguarda il “giudizio” sulle prestazioni Arera bolla come insufficiente quella di Umbra Acque e Sii e scarsa quella di Vus. 
C’è da dire che i gestori negli ultimi anni hanno investito per ridurre le perdite. Umbra Acque, ad esempio, ha fatto sapere di aver speso soldi per far calare la dispersione al 46,5% (era al 52% nel 2016). Recuperando 4 milioni di litri. Senonché, come fa sapere Auri, l’unico ente deputato a fornire i dati ufficiali è Arera. Gli altri non sono validati. 


Certo, in questo periodo di siccità con sorgenti, falde e corpi idrici in fase di criticità, con tanto di ordinanze di razionamento, vedere che per lustri queste percentuali non scendono se non di pochi punti percentuali, fa pensare. 
Nel frattempo la crisi idrica la pagano i cittadini. I Comuni stanno emettendo ordinanze di razionamento degli usi extra domestici. Perugia, Terni, Corciano, Avigliano, Calvi, Castiglione del Lago, Citerna, Orvieto e Spoleto, per citare quelli che hanno reso noto i provvedimenti. Ordinanze che vietano, a vario titolo, di annaffiare orti e prati a casa, di riempire piscine, di lavare la macchina e utilizzare fontanelle private a scopi non idropotabili e igienico sanitario. I privati, di diceva, scontano più divieti di tutti: “E' consentito - è scritto nell’ordinanza - il riempimento di piscine oggetto di attività commerciale o associativa, nonché l'irrigazione di strutture sportive sempre destinate a dette attività, soltanto previo contatto con il gestore del servizio idrico al fine di concordare modalità e precauzioni necessarie”. 

Non manca l'invito a risparmiare acqua anche per gli usi autorizzati. Sono esclusi sì dal provvedimento le attività dei servizi pubblici di igiene urbana, per i quali, comunque, “dovranno essere assunti comportamenti utili a contenere gli sprechi”. 
Anche la Regione sta per varare provvedimenti per diminuire gli attingimenti e scopo irriguo. 
I divieti saranno concentrati in alcuni giorni alla settimana e riguarderanno i corpi idrici più in difficoltà. Una scelta concertata a monte con le associazioni di categoria ma non più rinviabile. La firma è attesa per oggi, al ritorno della presidente Donatella Tesei da una missione a Bruxelles. 
Non ci sono problemi, al momento, sul fronte idropotabile.
Intanto gli agricoltori, attraverso le rappresentanze confederali, tornano a chiedere la manutenzione degli invasi esistenti e la creazione di nuovi per poter evitare, in futuro, ulteriori restrizioni sul fronte irrigazione.