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Perugia, commercianti, artigiani, tassisti e ristoratori: “Bene obbligo Pos ma azzerate i costi”

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Tommaso Marconi
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Bene l’obbligo del Pos, entrato ormai da anni nelle abitudini di molti, ma le commissioni, almeno per alcuni, sono troppo alte. A Perugia il Corriere dell’Umbria ha intervistato otto tra le numerose e diversificate figure professionali interessate. La nuova regola partirà il 30 giugno, secondo quanto dispone il decreto Pnrr che prevede, in sostanza, l’introduzione di una sanzione, dall’importo di 30 euro aumentata del 4% dell’importo di cui si è rifiutata la transazione, per tutti gli esercenti non dotati di Pos, che, di conseguenza, renderanno impossibili i pagamenti elettronici ai propri clienti. Le prime a dire la loro Sara Ercolanoni e Chiara Cecchini: “L’applicazione concreta della norma sull’uso del Pos è stata rinviata per tanti anni; noi lo usiamo già da tempo, su richiesta dei clienti. In generale, siamo favorevoli al suo utilizzo e lo saremmo ancor di più, se solo le commissioni fossero più basse” dicono le pizzaiole, titolari dell’esercizio Pizza e dintorni. Dello stesso avviso anche Michele Pierini, titolare della tabaccheria di piazza Italia: “Ha senso utilizzare il Pos per le scadenze fiscali e per le bollette, che spesso hanno un importo medio-alto, quindi per noi tabaccai è una garanzia di sicurezza avere il sistema di pagamento elettronico, anche in caso di furto” sostiene il secondo, che però aggiunge: “Lo Stato dovrebbe darci una mano, i nostri margini sono irrisori e lottiamo con i centesimi per avere dei ricavi sui prodotti che vendiamo, a cominciare dalle ricariche telefoniche e dalle sigarette”.

 

 

Ad esprimere il suo punto di vista anche Giuseppe Giusti, tassista fermato a piazza Partigiani in attesa di una sua cliente: “Per me l’introduzione di obbligo di accettazione del Pos non rappresenta un grande cambiamento dal punto di vista lavorativo. Certo è però che i costi di transazione sono troppo alti, a cominciare da quelli del Pos in sé, che deve essere in grado di leggere tutte le carte” evidenzia. Sulla via appena l’inizio delle scale mobili che portano alla Rocca Paolina, ad intervenire è Christian Covarelli, barista titolare de Lo Spuntino del Ghiottone in via Luigi Masi. “Ho il Pos da quando ho aperto la mia attività; le commissioni vanno contrattate con la banca e se si riuscisse a diminuire il canone di 150 euro all’anno, sarebbe già un ottimo passo in avanti” osserva. “Secondo me, avere il Pos è giusto. Le commissioni non sono poi così alte se si riesce a contrattare con la banca” dice in controtendenza Ferruccio Bettini, ceramista originario di Deruta e proprietario di una delle bancarelle in piazza Italia.

 

 

Anche Maria Rita Nicolini de La Bottega del vasaio pensa che, in fin dei conti, i tassi sulle transazioni non siano poi così alti: “Ho aperto il negozio 29 anni fa, avevo già il Pos e mi sembra giusto così. Bisogna anche dire che le commissioni sono diminuite nel tempo e non di poco: anni fa si attestavano al 3,5%, oggi sono sotto allo 0,50” ricorda la ceramista. A concludere il parere di un fotografo, Giulio Fratticioli dell’omonimo studio fotografico: “Il Pos rappresenta una grande comodità per tutti e non abbiamo mai imposto limitazioni al ricorso del pagamento elettronico da parte dei clienti; sarebbe interessante pensare di ridurre le commissioni” dice Fratticioli, che però fa notare: “Va posta una riflessione sulla burocrazia e sul fatto che, per stare al passo con i continui cambiamenti del mercato, servono menti fresche e persone pazienti e gli artigiani non sempre hanno voglia di farlo”.