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Terni: Briccialdi, entro il 31 luglio il decreto per formalizzare la statizzazione

L'istituto musicale

Simona Maggi
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Entro il 31 luglio 2022 arriverà il decreto di statalizzazione del Briccialdi: è l'ultimo piccolo step che formalizza un risultato annunciato mesi fa. “Si chiude così – dice il direttore, Marco Gatti – un'epoca che si era aperta nel 1974 quando – sotto la direzione del maestro Carlo Frajese – il Briccialdi era diventato, da Scuola Comunale, Istituto parificato, e ha quindi potuto accedere alla legge di statizzazione del 1999. La chiusura di un'epoca apre anche un'epoca nuova: in cui il Briccialdi è parte del sistema formativo statale e – per Terni – l'unica realtà 'universitaria' originariamente cittadina. Ciò è motivo di soddisfazione e persino di orgoglio, ma anche vincolo e stimolo a un nuovo e più alto impegno”. 

 


Un post su Facebook dell'assessore regionale Enrico Melasecche annunciava ieri che la Regione ha deliberato il contributo di 150 mila euro annui a favore del Briccialdi. Si tratta in realtà dell’attuazione, per il 2022, di un finanziamento annuale per il triennio 2021-2023, sancito con legge regionale del giugno scorso. Il Briccialdi si avvale anche dello stanziamento annuo di 50 mila euro da parte del Comune di Terni, come previsto dal regime di statizzazione, e del contributo variabile – a bando o a progetto – della Fondazione Carit. Si tratta di risorse che consentono all’istituto di coprire le spese per tutto quanto va oltre gli stipendi del personale. Tali sono, ad esempio, i numerosi concerti regolarmente offerti alla città, il rinnovo o la manutenzione del parco strumenti, l'offerta agli allievi di master-class qualificanti tenute da artisti ospiti di riconosciuto prestigio.

“Effettivamente – spiega la presidente, Letizia Pellegrini – gli stipendi non graveranno più sull'Istituto, e va dato atto al Governo di aver lavorato in modo eccellente, riuscendo collocare nei ruoli dello stato anche tutto il precariato. Tuttavia questo è un effetto collaterale della statizzazione, rispetto alle grandi prospettive e alle possibilità che essa apre per l'istituto e per la città. Essendo ora a pieno titolo una struttura pubblica equiparata al sistema universitario restano a nostro carico le spese di produzione, sviluppo, manutenzione e gestione ordinaria, per le quali è fondamentale il reperimento fondi che, sommati alla rette degli studenti, rendano sostenibile lo sviluppo di quanto il conservatorio offre agli allievi e alla città”.

 

Quindi c'è ancora bisogno della collaborazione di tutti per il Briccialdi: a questo proposito il presidente ricorda l'importanza delle devoluzioni del 5x1000, “spesso non assegnate per trascuratezza, e che per i contribuenti sono un costo zero, mentre per l'Istituto sono molto importanti”. 
Di strada ne è stata fatta davvero tanta: negli ultimi anni il Briccialdi ha dovuto lottare per la “sopravvivenza” in vista di una statalizzazione attesa da decenni. L'Istituto è stato “salvato”, ai tempi del ministro Bussetti, grazie ad un emendamento che ha posto a carico dello Stato i debiti dell'Istituto.

La legge di statizzazione prevedeva infatti che i debiti pregressi fossero assunti dagli enti locali, ma il Comune di Terni, in dissesto, non poteva assumerne l'onere: una fattispecie che la legge di statizzazione non prevedeva. Quell'emendamento ha permesso di fronteggiare tutta l'esposizione debitoria che Pellegrini aveva ricostruito all'inizio del proprio mandato, pari a 4 mln di euro (di cui 1.800.000 verso il Comune per il mancato rimborso del personale comandato). Rimosso così, allora, il vero ostacolo alla statizzazione, il direttore e il presidente hanno guidato con fermezza l'Istituto attraverso una procedura lunga e complessa, che ha assicurato a Terni il gioiello del proprio antico Conservatorio di musica