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Umbria, l'ingegner Cimino (Rce Consulting): "Le imprese dell'automotive devono sfruttare le proprie risorse e riconvertirsi"

Sabrina Busiri Vici
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L’impresa automotive dovrà affrontare momenti difficili con la transizione dal motore endometrico all’elettrico: la trasformazione sarà ampia, profonda, irreversibile e complessa e impatterà immancabilmente sulle 145 imprese del comparto umbro che oggi occupano 6.600 dipendenti, fino ad arrivare a mettere a rischio 9 mila posti di lavori considerando l’indotto. Un processo che ha come punto di arrivo il 2035.

 

 

Ma quali possono essere le strategie per affrontare la transizione? “Come ogni situazione complessa, non potrà essere risolta con una sola soluzione ma richiederà un insieme di azioni coerenti”, riporta l’ingegner Sergio Cimino, specialista in gestione strategica e operativa dell’impresa familiare di Rce Consulting. “In questo contesto l’alleanza tra associazioni imprenditoriali e istituzioni è fondamentale, sia in termini strategici, che operativi. Ed è importante che le istituzioni lo capiscano fino in fondo”. In tal senso è stato indetto un tavolo di confronto. Ma nell’operatività, l’imprenditore umbro del settore automotive come dovrà affrontare il cambiamento? “La prima fase di approccio al problema dovrà essere quella della ricognizione delle competenze maturate dalle imprese - riporta Cimino -, per individuare altre opzioni competitive”. Una fenomenologia che si è già manifestata spontaneamente, grazie agli imprenditori che hanno avuto la lungimiranza di esplorare nuovi mercati e opportunità coerenti con le proprie competenze. Esempi? “Sul piano della globalizzazione posso citare la Meccanotecnica umbra, con otto stabilimenti nel mondo, una grande azienda che si è articolata in termini di impresa globale in modo da garantire al cliente servizi migliori a costi inferiori ed essere così competitiva su mercati internazionali. Anche rispetto a grandi potenze come la Cina”, segnala.

 

 

Ma la piccole azienda come potrebbe affrontare tutto questo? “Iniziando a ragionare - aggiunge Cimino - per competenze e non per codici Ateco, ovvero tipologia di attività”. Nel concreto? “Altro esempio: Umbria cuscinetti ha iniziato facendo proprio cuscinetti e poi è entrata nel mercato molto più ricco dell’aeronautica. Per poi passare anche alla realizzazione di cuori artificiali, quindi biomedica. Un altro esempio: Angelantoni nasce come impresa del freddo declinato in molteplici ambiti, ma a un certo punto si capisce che si poteva fare di più così si è arriva ai simulatori spaziali. Vale anche per Emu che ha cominciato a fare mobili da giardino partendo dall’elettromeccanica. E ancora, posso citare dalle ex fonderie Tacconi di Assisi a Garofoli. Insomma, si tratta di imprenditori che hanno capito che le competenze acquisite in un comparto potevano essere sfruttabili in altri mercati”. E Cimino conclude: “Accademicamente si tratta di passare da strategie cosiddette basate sul mercato a quelle basate sulle risorse. La domanda non deve essere più cosa serve ? Ma cosa so fare, in cosa sono specializzato? E’ un fatto culturale prima che finanziario”.  “Siamo al neoumanesimo”.