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Terni: Lorenzo Barone, qualche giorno di riposo in Turchia e poi la partenza per l'Asia

Alessandro Picchi
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Prosegue il breve periodo di riposo di Lorenzo Barone dopo la traversata dell’Africa, ma l’occorrente per il viaggio in Asia è già pronto. L’avventuriero di San Gemini, in provincia di Terni, si trova ad Antalya, in Turchia, in compagnia della moglie Aygul, che lo ha raggiunto dalla Russia per trascorrere insieme questi giorni di recupero e condividere i racconti sull’esperienza africana di Lorenzo.

 

“Dopo l'Africa avevo bisogno di questa pausa, soprattutto per rivedere Aygul”, ha rivelato Barone sui suoi canali sociali. “Sarà difficile salutarla di nuovo, ma la rivedrò presto, devo pedalare solamente circa 6.000 km prima di raggiungerla a casa dei suoi parenti, vicino Novosibirsk. Il set-up della bici per attraversare l'Asia è pronto. Ho finito di sistemare l'equipaggiamento e di raggiare le ruote, ora sto aspettando due pacchi che mi arriveranno a breve e poi riparto”.

Durante questa sosta, dopo i 12mila km percorsi nel continente africano, Barone ha aggiornato il suo percorso sulla via terrestre più lunga del mondo: da Capo Agulhas, in Sudafrica (arrivato in aereo da Roma a Città del Capo) a Capo Dezhnev, in Russia.

“Ho deciso di fare una piccola deviazione ed aggiungere un paese al mio progetto: il Kazakistan. Sono sempre stato affascinato dall’idea di attraversare la steppa sconfinata del Kazakistan, ho sempre pensato di farlo in pieno inverno ma ora ho l’opportunità di pedalarci in piena estate e sono sicuro che vivrò comunque un’esperienza unica”,  afferma il giovane cicloamatore sangeminese.

 

 

Che poi spiega: “Continuo a ricevere domande sul motivo per il quale io abbia evitato di passare via terra attraverso Israele, Libano e Syria. Tolto il fatto che non ho mai programmato di passarci (come è possibile vedere anche nel post dove ho annunciato il progetto il 23 gennaio 2022) il motivo è molto semplice, dalle informazioni che ho non è possibile attraversare la frontiera tra Israele e Libano e nemmeno quella tra Syria e Turchia, oltre al rischio effettivo in Syria di lasciarci la pelle. Attraversando l'Africa sono già passato attraverso zone di guerra e dove il rischio di essere rapito o di ricevere una pallottola in testa era alto e ne sono successe ‘di tutti i colori’ dall’arresto senza motivo in Etiopia a scappare dalla polizia Egiziana nella rete di sentieri agricoli vicino al Nilo. Ora voglio pedalare ‘in tranquillità. Nelle borse c'è tutto il necessario per pedalare in completa autonomia attraverso Turchia, Georgia, Russia e Kazakistan; tenda, sacco a pelo, materassino, pentolino, fornello, filtro per l'acqua, attrezzi per riparare la bici, vestiti e così via. Non vedo l'ora di mettermi alla prova attraverso l'Asia con questo set-up leggerissimo”.