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Umbria, la Regione stoppa il progetto del termovalorizzatore a Gualdo Tadino. La società: "Scelta frettolosa"

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Il sindaco Roberto Morroni

Alessandro Antonini ed Eleonora Sarri
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Il piano rifiuti che prevede un nuovo termovalorizzatore in Umbria è stato appena preadottato in giunta regionale e già arriva lo stop al primo progetto presentato a Gualdo Tadino. Stop decretato dalla stessa Regione. La società proponente - che fa capo al colosso A2A - parla di “decisione affrettata”. Il piano è stato depositato giusto una settimana fa. Ma Palazzo Donini ha deciso di stoppare tutto anticipando la decisione a mezzo comunicato stampa. “È stata respinta dalla Regione l’istanza per il rilascio del provvedimento autorizzatorio unico presentata dalla società Waldum Tadinum Energia e relativa al progetto di impianto per la produzione di energia elettrica e termica mediante combustione di rifiuti nel territorio di Gualdo Tadino”: è quanto comunica il vicepresidente della Regione e assessore all’Ambiente, Roberto Morroni, sottolineando che “tali impianti sono oggetto della programmazione regionale a cui compete in via esclusiva disciplinarne scelte e contenuti”.

“Una richiesta improcedibile e dunque archiviata, come notificato ieri (giovedì, ndr) alla stessa società, in quanto si tratta – evidenzia - di un progetto non coerente con il Piano regionale dei rifiuti vigente, quello del 2009, e tantomeno in linea con i criteri del nuovo Piano regionale che entro la fine dell’anno prevediamo di approvare e che fissa obiettivi, azioni e procedure ben precise per la gestione del ciclo integrato dei rifiuti”. “Il Piano del 2009 – puntualizza Morroni - contemplava, infatti, la localizzazione di un termovalorizzatore nel territorio del subambito 2, del quale il Comune di Gualdo Tadino non fa parte”. “Inoltre, la proposta progettuale – spiega – presentava un forte disallineamento a livello dimensionale con quanto definito dalla pianificazione regionale. Si prevedeva, infatti, di realizzare un impianto di incenerimento di rifiuti con recupero energetico della capacità di 278.000 tonnellate/anno di cui 242.000 costituiti da rifiuti urbani o decadenti dal trattamento di rifiuti urbani. Una capacità sovradimensionata – rileva - rispetto all’impianto che abbiamo intenzione di realizzare, limitato a un massimo di 160mila tonnellate all’anno, corrispondente al solo fabbisogno di incenerimento dei rifiuti prodotti all’interno del territorio regionale, nel rispetto dei principi comunitari di autosufficienza e prossimità”. Non finisce qui. "Anche se la proposta progettuale fosse stata rispondente ai fabbisogni dell’Umbria, sarebbe stata comunque in contrasto con la normativa regionale – prosegue Morroni – per quanto riguarda l’iter. Competenze e cronoprogramma, come abbiamo evidenziato ieri presentando il nuovo Piano regionale, sono ben chiari: è l’Auri, autorità preposta all’organizzazione del servizio di gestione dei rifiuti, che deve provvedere alla localizzazione e, con procedure di evidenza pubblica, all’affidamento dell’incarico di progettazione, realizzazione e gestione dell’impianto nel rispetto dei criteri localizzativi e dimensionali approvati con il Piano regionale”. 

Di tutt’altra opinione Simone Malvezzi, amministratore unico di Waldum Tadinum Energia, che evidenzia anche il dato di aver saputo della bocciatura dalla nota stampa. “Abbiamo appreso - afferma - dal comunicato pubblicato sul sito della Regione dall’assessore Morroni che la nostra istanza per realizzare un impianto di recupero energetico a Gualdo Tadino sarebbe stata respinta dal servizio regionale competente, sostanzialmente perché ‘sovradimensionato e non coerente con norme’. A caldo possiamo commentare che questa decisione ci pare quantomeno affrettata (la corposa documentazione è stata presentata solo qualche giorno fa) e meritevole di un maggiore approfondimento, in considerazione dell’importanza del progetto specifico, del contesto industriale in cui è inserito e del complesso di interventi cui la società sta lavorando in questo territorio, a partire dal progetto del biodigestore di cui abbiamo dato conto sulle pagine del Corriere dell’Umbria. Premesso che l’azienda non ha ricevuto, ad oggi, alcuna comunicazione in merito e che quindi ci riserviamo una replica più approfondita nei prossimi giorni, la presunta non coerenza con il Piano Regionale del 2009 non ci risulta essere opponibile. In primo luogo per quanto riguarda la localizzazione la pianificazione regionale ha individuato come ‘ottimale’ la localizzazione nel sub ambito 2, ma non ha posto vincoli escludenti relativi ad altre aree regionali, che quindi possono essere valutate senza preclusioni. Ma soprattutto risulta che per legge non possano introdursi a livello pianificatorio forme di contingentamento degli impianti di recupero di rifiuti urbani, sussistendone i presupposti ambientali e tecnici. Il tema della capacità infine: il progetto è tarato sulle 200mila tonnellate annue, che considerando le manutenzioni periodiche e l’efficienza impiantistica ottimale sono compatibili con le esigenze regionali. In ogni caso di questo argomento avremmo potuto discutere alla prima conferenza di servizi, se fosse stata convocata”.