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Terni, sparatoria in via Visetti. Il 59enne patteggia due anni di reclusione

Antonio Mosca
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Ha patteggiato due anni di reclusione l’uomo di 59 anni che a febbraio sparò a un 33enne ternano ferendolo gravemente. L’udienza si è svolta giovedì 9 giugno in Tribunale (nella foto), a Terni, con il gip Simona Tordelli che ha preso atto dell’accordo tra la difesa dell’imputato e la pubblica accusa, rappresentata dal pm Raffaele Pesiri. Da quasi due mesi il 59enne incensurato, accusato del reato di lesioni gravi, era a piede libero. Il giudice gli ha concesso anche la sospensione condizionale della pena. I fatti risalgono al 10 febbraio scorso. L’imputato è nella sua abitazione in via Visetti. Una sua amica di 22 anni gli telefona perché deve parlargli urgentemente. Una richiesta di aiuto che emerge anche da un messaggio sul cellulare che è stato messo agli atti. La giovane donna si rifugia a casa dell’amico, ma sotto l’abitazione c’è il 33enne che l’ha accompagnata in auto e le chiede con insistenza di scendere. La discussione va avanti per qualche minuto e sale di tono. L’uomo prova ad entrare dalla finestra dell’appartamento e a quel punto parte il colpo di pistola a distanza ravvicinata.

L’imputato giura che non voleva far male a nessuno, ma soltanto spaventare quello che ai suoi occhi era un intruso. Resta il fatto, però, che il 33enne viene colpito a un polmone. Le sue condizioni sono molto gravi tanto che viene ricoverato d’urgenza all’ospedale in terapia intensiva. Per fortuna, con il passare dei giorni, migliora mentre il feritore viene arrestato dai carabinieri della sezione operativa. L’avvocato Francesca De Nicola non nasconde la soddisfazione dopo l’udienza di giovedì 9 giugno. La posizione del suo assistito, all’inizio piuttosto pesante, ora si è risolta con una sentenza mite che - osserva il legale - “con il passare dei tempi previsti dalla legge, porterà alla completa estinzione della pena.

Devo dire che la scelta del patteggiamento si è rivelata la più giusta e il giudice ha tenuto conto dell’incensuratezza del mio assistito, di quanto da lui dichiarato e del suo comportamento dopo i fatti. Tra l’altro aveva usato una pistola scacciacani di libera vendita e con proiettili non letali”. Certo è che in un giudizio ordinario non sarebbe stato facile, in sede processuale, dimostrare l’esimente della legittima difesa, come confermano molti precedenti. Comprensibilmente soddisfatto per la conclusione della vicenda penale, il 59enne ternano. Che però è ancora fortemente dispiaciuto e pentito per il suo gesto che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi. Ora vuole solo dimenticare e ricostruirsi una vita lontano dai clamori della cronaca.