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Umbria, fuga dal posto fisso: lasciano in 13mila. Aumentano i pensionamenti anticipati

Alessandro Antonini
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Non solo dimissioni dal lavoro per gli under 30, in Umbria con tassi più altri che nel resto d’Italia. Oltre agli oltre 13 mila che hanno lasciato il posto fisso, è in crescita dal 2021 e nel primo trimestre 2022 anche il fenomeno delle pensioni anticipate rispetto a quelle di vecchiaia: altro indizio che dopo il Covid c’è una fuga dal posto di lavoro. Un po’ per la rivalutazione delle priorità di vita - come sottolineano gli analisti - un po’ per l’economia che cambia faccia e offre nuove opportunità. Il dato dell’Osservatorio Inps sui lavoratori dipendenti fotografa lo scarto: se nel primo trimestre 2021 si contavano 700 pensioni di vecchiaia e 400 anticipate, nello stesso periodo dell’anno in corso il rapporto sì è invertito: 294 pensioni di vecchiaia e 444 anticipate. In tutto il 2021 ci sono stati 1.611 (4.087 sommando anche lavoratori dipendenti e autonomi) pensionamenti prima della naturale decorrenza dei termini e nel primo trimestre dell’anno in corso 444 (979 rispetto a tutte le altre gestioni).

 

 

 

 

Una tendenza in crescita. Il fenomeno delle dimissioni è stato analizzato nel rapporto economico e sociale dell’Agenzia Umbria ricerche. L’Umbria presenta propensioni agli abbandoni volontari del lavoro “diffusamente più elevati” che in Italia. “Le dimissioni dei lavoratori dipendenti del settore privato e degli enti pubblici economici nel corso del 2021 hanno superato quota 23.600, quasi un quinto in più rispetto a quelle del 2019 e quasi due quinti in più rispetto all’anno dello scoppio della pandemia. Si tratta di aumenti superiori a quelli registrati su base nazionale”, fanno sapere i ricercatori Aur Elisabetta Tondini e Mauro Casavecchia. L’ipotesi è che “la crescita complessiva dal 2020 al 2021 (+6.700 in Umbria) abbia incorporato il rinvio di decisioni maturate quando la crisi da Covid ha cambiato un po’ di carte in tavola e spiegato il calo verificatosi nel 2020”. Anche ammettendo che i dati del 2021 siano stati parzialmente inquinati dagli abbandoni indotti dai datori di lavoro “è tuttavia innegabile che il fenomeno, in decisa espansione, sottenda dell’altro”. Ossia una ridefinizione del mercato del lavoro. Nel 2021 gli abbandoni volontari sono stati in Umbria la causa di quasi i tre quarti delle cessazioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato (73% contro il 69% nazionale).

 

 

 

 

 

E non si tratta di un fenomeno solo femminile. Anzi. Isolando i tempi determinati risulta che nel 2021 in Umbria, 77 cessazioni di contratti a tempo indeterminato maschili su 100 (70 in Italia) sono attribuibili a dimissioni volontarie. Per le donne questo dato, comunque alto, rimane sotto 68, in Umbria come in Italia. Il fenomeno risulta relativamente più presente tra gli under 30 e assume valori minimi tra gli ultra cinquantenni: in particolare, tra i tempi indeterminati dei più giovani (anche se siamo davanti a numeri esigui), nel 2021 le cessazioni di lavoro, in 82 casi su 100 (78 in Italia) sono da attribuire a dimissioni.