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Perugia, aggredì un collega con un cacciavite, camionista a giudizio per tentato omicidio

In tribunale

Alessandro Antonini
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Giudizio immediato per tentato omicidio. Udienza il 6 settembre. Indagini lampo per il 29enne camionista di origini albanesi - residente a Terni - che il 22 aprile aveva gravemente ferito a colpi di cacciavite un collega marocchino 39enne (che abita a Deruta) dopo una lite per il posto di carico e scarico merci davanti a una ditta di Perugia, frazione di Colombella. Il pm Mario Formisano si è mosso con “l’evidenza della prova”, anche dopo l’interrogatorio dell’uomo, arrestato poco dopo i fatti. Lui è difeso da Daniela Paccoi. La vittima, assistita da Ubaldo Minelli, ha ancora una riserva di prognosi.

 

 

Secondo il capo di imputazione il 29enne “compiva atti idonei e diretti in modo non equivoco a cagionare la morte” del collega a seguito di una “discussione sorta per ragioni di precedenza mentre stavano svolgendo la propria attività di camionisti”. L’indagato, ritenendo che la vitta “non avesse rispettato il proprio turno per effettuare le operazioni di carico e scarico presso la ditta Csi srl, lo insultava e lo aggrediva, colpendolo con un pugno e un calcio. Dopo essere stato allontanato dalle persone presenti, trascorsi diversi minuti, tornava alla carica e lo raggiungeva dentro al rimorchio dove le colpiva con tre fendenti”. Il primo a livello dell’ascella sinistra, “con apertura del pneumotorace”. Gli ha perforato un polmone. Il secondo in corrispondenza dell’emitorace sinistro, a livello sella settima costola e il terzo all’altezza della spina iliaca posteriore sinistra. Il marocchino è stato ricoverato al Santa Maria della Misericordia con ferite giudicate guaribili in quaranta giorni e postumi da valutare. “La prognosi per il mio assistito - spiega Minelli - è tuttora in corso fino a tutto il mese di giugno, salvo complicazioni. Ovviamente ci saranno postumi d’invalidità permanente da valutare per la perforazione polmonare”. 

 

 

L’albanese era già stato denunciato in precedenza per aver minacciato un uomo sempre con un cacciavite. Non mancano segnalazioni per risse, danneggiamenti e lesioni. La vittima nella sua prima denuncia ha anche fatto sapere agli inquirenti che dopo la lite l’aggressore è salito sul rimorchio dicendo “tanto qui le telecamere non ci sono” prima di colpirlo col cacciavite lungo 15 centimetri. 
Ad ammanettarlo è stata la polizia di Stato, intervenuta su chiamata dei dipendenti dell’azienda che sono subito intervenuti sia durante la lite sia per l’aggressione. Sono stati anche sentiti dal pubblico ministero come testimoni.