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Emergenza siccità, tutte le sorgenti in deficit in Umbria

Sabrina Busiri Vici
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“Sull’Umbria un maggio così asciutto e siccitoso ha avuto pochi precedenti negli ultimi 45 anni. Il mese è anche arrivato in una condizione già ampiamente provata dalla scarsità di pioggia pertanto la situazione generale è destinata ad aggravarsi ulteriormente”. E’ quanto riportano gli esperti di Perugia Meteo proprio in previsioni di un rialzo prolungato delle temperature che riguarderà anche i prossimi giorni. Ed è proprio su un inverno e una primavera da record per assenza di pioggia che insiste anche il dettagliato rapporto di Arpa Umbria sullo stato delle acque sotterranee nella regione. Secondo l’analisi eseguita nel primo trimestre dell’anno, le precipitazioni atmosferiche sono state sensibilmente inferiori alle medie storiche; le diminuzioni, a livello regionale, sono quantificabili nell’ordine del 35-50%, a seconda delle zone.

 

 

“La scarsità di precipitazioni atmosferiche iniziata lo scorso anno e proseguita nel primo trimestre si ripercuote inevitabilmente sullo stato delle riserve idriche sotterranee, soprattutto sui sistemi idrogeologici caratterizzati da bacini di alimentazione meno ampi e profondi, che offrono una maggiore vulnerabilità alle crisi idriche”, riporta Mirko Nucci responsabile del Servizio Rete Acqua di Arpa Umbria. Da qui viene analizzato lo stato in cui versano gli acquiferi umbri e si rileva che “il 51% dei livelli di falda si collocano attualmente al di sotto della media degli omologhi pregressi, l'8% al di sopra di essa e il 41% è in media con il periodo attuale; per quanto riguarda le sorgenti umbre, sono tutte (100%) in una situazione di deficit, più o meno accentuato”. Lo studio di Arpa, inoltre, rileva in quali acquiferi si concentrano le maggiori criticità. “Emerge un quadro eterogeneo, con criticità diffuse in tutti gli acquiferi principali - si legge nel report - , ad eccezione della Conca ternana e di Cannara; nella Conca eugubina, si rileva una differenza sostanziale tra la fascia detritica pedemontana, dove il livello di falda ha un valore superiore rispetto alla media del periodo attuale, e la porzione interna della conca, in cui la situazione è moderatamente deficitaria”. 

 

 

E l’analisi di Arpa prosegue: “Le maggiori criticità sono riconducibili a tutta la Valle del Tevere, al Vulsino e alla Valle Umbra, soprattutto nei settori di Foligno e Spoleto. Entrando nel dettaglio dei singoli punti, le situazioni di maggiore deficit si riscontrano in alcune aree utilizzate costantemente per uso potabile, come l'acquifero della Pasquarella e l'area di Orvieto, Castel Giorgio”. Conclude: “La situazione potrebbe peggiorare sensibilmente con l'incremento estivo del fabbisogno idrico e, in assenza di precipitazioni significative, potrebbero emergere problemi localizzati nell’utilizzo delle risorse idriche e nell’approvvigionamento idropotabile”. Le previsioni, inoltre, non sono incoraggianti: i principali centri di calcolo prevedono temperature mediamente elevate, e le piogge non varranno a porre rimedio. L’allarme vale soprattutto per il sistema agricolo che potrebbe arrivare alla soglia del mese di agosto in condizioni di alta criticità. Da qui la necessità di ricorrere al potenziamento di invasi e di bacini di accumulo ma anche all’adozione di nuove metodologie, nella direzione del Consorzio Bonifica umbra, che, grazie ai finanziamenti in arrivo, sta mettendo a punto un sistema di idrocontatori e irrigazioni a pioggia tale da poter contrastare la grave situazione di stress idrico.