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Fabio Massimo Capogrosso, è nato a Perugia il compositore della colonna sonora Esterno notte

Giovanni Dozzini
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A Cannes sono stati giorni pazzeschi. “Giorni pazzeschi, sì, perché io sono abituato a vivere in solitudine, nel mio studiolo, con il pianoforte, il computer e i fogli pentagrammati. Mi sono trovato catapultato in un’atmosfera frenetica, festosa, piena di celebrità sulle quali avevo fatto un lavoro meticoloso senza mai incontrarle dal vivo”. Fabio Massimo Capogrosso a Cannes c’è stato perché è l’autore della colonna sonora di Esterno notte, la serie televisiva su Aldo Moro realizzata da Marco Bellocchio per la Rai, dove sarà trasmessa in autunno, e in questi giorni nelle sale italiane in una riduzione cinematografica in due parti. Capogrosso è nato a Perugia nel 1984, ma basta poco, al telefono, per capire che non deve averci trascorso troppo tempo. Quanti giorni? “Uno. Poi i miei genitori m’hanno portato subito a Roma. Ma mio padre ha lavorato a Perugia per alcuni anni, mi hanno sempre raccontato che a quel tempo era una città in cui si viveva benissimo. Ogni tanto ci vengo, e sono convinto che per me sarebbe una dimensione ideale”.

 

 

Ma intanto c’è Roma, c’è stata Cannes, e c’è una carriera di compositore invidiabile. Come l’ha scelto Bellocchio lo spiega lui. “Gli hanno fatto ascoltare alcuni compositori contemporanei, lui è rimasto colpito dal mio lavoro e mi ha chiamato. Ci trovava una profondità di sguardo e una drammaticità che gli sembravano vicini a ciò di cui aveva bisogno. Ci siamo visti, abbiamo parlato. Mi ha mandato la sceneggiatura della prima puntata e mi ha detto di risentirci dopo un paio di settimane. Tempo quattro o cinque giorni e avevo già scritto venti minuti di musica”. Poi? “L’ho richiamato, gli ho fatto sentire quei primi cinque brani, gli sono piaciuti molto. Tanto che poi sono finiti tutti nella colonna sonora, e sono tuttora quelli a cui sono più affezionato. Bellocchio ha apprezzato il fatto che accanto alla componente drammatica ce n’era una anche decisamente grottesca che rispecchiava bene certe figure della storia”. Ma la versione finale della serie dura sei ore, di musica ne serviva ben più. “E nella seconda fase io ho lavorato potendo vedere man mano il girato, giorno dopo giorno. Non avevo a che fare con Bellocchio ma con Francesca Calvelli, sua moglie, e montatrice formidabile dei suoi film. Lei e il suo assistente Claudio Misantoni sono stati fondamentali, per il confronto continuo e i consigli”.

 

 

Un confronto che alla fine c’è stato anche con lo stesso Bellocchio. “Marco è straordinario, certe volte ti ribalta del tutto l’idea che ti sei fatto di una scena. E poi vedere la pellicola finita, al Festival di Cannes, è stata un’emozione incredibile”. Questa era la prima colonna sonora di Capogrosso. Ce ne saranno altre? “È stato senz’altro un lavoro molto stimolante, diverso da quello che ho sempre fatto. Qua non si trattava di scrivere musica rendendo conto solo alle mie idee, qua si trattava di mettersi al servizio di un grande meccanismo che coinvolgeva tante altre persone. L’ho visto non come un limite ma come una grande opportunità, anche per conoscere meglio un mondo che mi attrae moltissimo. Di sicuro mi interessa collaborare solo con registi di un certo spessore. Ho iniziato con un regista che è, né più né meno, il cinema. Per il futuro vedremo”.