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Perugia, truffa superbonus: Procura dissequestra 23 milioni a Poste

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Francesca Marruco
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La Procura non manca di sottolineare che i crediti sono in origine inesistenti, perché generati simulando lo svolgimento di attività economiche mai effettuate. Ad ogni modo, riconoscendo a Poste lo status di parte offesa nel procedimento penale in cui la Procura aveva disposto il sequestro di 109 milioni per la truffa del superbonus, adesso ha disposto il dissequestro di 23 milioni e 375 mila euro di crediti di imposta. L’istanza di dissequestro era stata avanzata da Poste il 23 marzo direttamente in Procura dopo aver rinunciato al Riesame. Nei giorni scorsi la Procura - il provvedimento è firmato congiuntamente dal Procuratore capo, Raffaele Cantone e dal pm titolare, Laura Reale - ha disposto il dissequestro di 23 milioni non senza mettere in luce alcune incongruenze. I magistrati - che hanno emesso il provvedimento all’esito del certosino lavoro dei finanzieri del comando provinciale di Perugia alla guida del colonnello Antonella Casazza - fanno infatti notare che in un caso di crediti di cui Poste chiede il dissequestro per non esserne mai divenuta titolare, si parla di 500 mila euro la cui cessione è stata accettata dopo che solo due mesi prima allo stesso soggetto era stata rifiutata una cessione di importo minore. 

 

 


I magistrati evidenziano pure che per parecchi soggetti per cui Poste ha perfezionato le cessioni presentano profili di rischio non solo di natura finanziaria ma anche penale. Oltre a società nate pochi giorni prima della richiesta di cessione e intestate a 80enni, si sono pure veri e propri pregiudicati, le cui gesta erano reperibili da fonti aperte. La Procura cita l’uomo che ha fatto parte di un commando di rapinatori che puntarono una pistola contro un bimbo di tre anni. Ma pure quelli che fecero un’assunzione di facciata al boss. E Poste Italiane, bacchettano i magistrati, pur essendo tenuta a osservare la normativa antiriciclaggio non sempre ha compiuto una verifica adeguata dei clienti, anche quando erano titolare di un conto presso Poste. I due umbri titolari della concessionaria di automobili O.B. Car che secondo la Procura, ha generato e commercializzato, in qualche caso solo commercializzato, crediti di imposta fittizi per lavori edili mai eseguiti per 103 milioni di euro (tra cui appunto quelli di Poste) hanno sempre respinto gli addebiti

 

 


Ieri anche nell’altra inchiesta relativa a una presunta truffa col superbonus è stato disposto il dissequestro delle quote societarie (per circa 20 milioni) a cui la finanza aveva messo i sigilli, mentre sono rimasti bloccati gli 8 milioni e novecentomila di crediti di imposta. Qui gli indagati sono quattro titolari di altrettante società, una delle quali con sede a Spoleto, accusati di avere “comunicato all’Agenzia delle Entrate la cessione di falsi crediti fiscali generati per lavori edilizi di ristrutturazione delle facciate di edifici mai eseguiti”. Alessandro Ricci, legale di uno degli indagati, dice: “E’ la soluzione auspicata dalla difesa. La revoca del sequestro delle quote societarie, per il significativo valore di 20 milioni di euro, consente alla società il ripristino delle piene condizioni operative con mantenimento dell’alto rating fino ad oggi goduto sul mercato finanziario. Per altro verso, la conferma del sequestro dei crediti fiscali formalmente acquistati dalla società per oltre 8 milioni di euro ma non ancora pagati perché acquistati con formula pro soluto, la tutela da indebite richieste di pagamento consentendo a costo zero la rescissione dei contratti di cessione in precedenza stipulati”.