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Perugia, sottrae soldi ai contribuenti, cassiere Agenzia Entrate ha chiesto di non essere denunciato

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Francesca Marruco
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A far suonare il campanello d’allarme era stato il mancato resto di sei euro. Come ogni mese da otto anni era andato a versare una cifra consistente allo sportello dell’Agenzia delle Entrate e, come ormai da tempo aveva effettuato l’operazione con quel cassiere che si mostrava disponibile e gli faceva saltare la fila. Certo, dopo la rottamazione delle cartelle, si era chiesto perché lui continuasse a pagare mensilmente mentre alcuni suoi conoscenti ogni tre mesi. Ma l’allarme non era ancora scattato sufficientemente forte. Il mancato resto di sei euro invece ha portato il contribuente a controllare le quietanze che il cassiere gli restituiva, sempre accuratamente piegate. E per la prima volta aveva scoperto che le cifre che risultavano versate per saldare il suo debito col Fisco erano di gran lunga minori rispetto a quelle che lui aveva consegnato in mano al cassiere. Sempre lo stesso. Si parlava di migliaia di euro in meno. E non erano che una parte di quelle che, secondo la Procura della Repubblica di Perugia, il cassiere dell’Agenzia delle Entrate - avrebbe sottratto quando incassava i versamenti dei contribuenti. Il Procuratore Raffaele Cantone gli contesta infatti di essere appropriato di circa 56 mila euro dal 2012 a oggi. La stessa cifra per cui, su richiesta dei magistrati, il gip aveva emesso un decreto di sequestro per equivalente, confermato pure dal Riesame. Adesso per l’uomo, un 60enne di Perugia, è arrivato l’avviso di conclusione delle indagini, anticamera per la richiesta di rinvio a giudizio

 


Un passo indietro. Il contribuente si rende conto che qualcosa non va. Ma vuole ancora verificare: e ancora una volta si reca a versare le solite 500 euro. E ancora una volta riceve le solite ricevute piegate. Ma stavolta le apre davanti al cassiere e vede che sono di 81 euro in totale. Il contribuente a quel punto chiede l’intervento dei carabinieri. Lui lo prega di non farlo e si giustifica. Gli dice che sistemerà tutto. Ma scatta l’indagine. E gli accertamenti portati avanti dalla compagnia di Assisi, allora guidata dal colonnello Marco Vetrulli, porta a chiarire diversi punti. Dopo la denuncia del primo contribuente a luglio 2019, viene disposta una perquisizione. A febbraio 2020 militari in divisa vanno a casa del cassiere, altri, in borghese, vanno all’Agenzia delle entrate. E, mentre quelli in divisa gli sequestrano la documentazione utile a casa, quelli in borghese vedono un collega affrettarsi a ripulire la sua postazione. Lo stesso che con un messaggino gli scrive "fatto". Il collega è indagato per favoreggiamento. Nelle successive perquisizioni in ufficio però, nel cestino vengono trovate tante ricevute, tutte ritenute molto utili per l’indagine.

 

Secondo quanto emerso, il cassiere molto spesso diceva che il pos non funzionava e quindi si faceva pagare in contanti, riuscendo a sottrarre denaro perché non tracciato. Ma a volte lo avrebbe fatto anche utilizzando il pos, digitando cifre più alte ed emettendo diverse quietanze, che poi consegnava ad altri utenti facendosele pagare in contanti. Il cassiere, accusato di peculato e accesso abusivo alle banche dati, è assistito dall’avvocato Raffaella Pileri, è stato sospeso dall’Agenzia così come il collega accusato di favoreggiamento, assistito invece dall’avvocato, Laura Modena che dice: “Confido di poter chiarire la posizione del mio assistito che nulla ha a che vedere con le contestazioni dell’altro indagato”.