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Orvieto, chiede giustizia la mamma del giovane scomparso e trovato morto

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“Chi ha trovato per primo i resti di Davide parli”. È l'accorato appello che la madre, Laura, è tornata a rivolgere dai microfoni della trasmissione di Raitre Chi l'ha visto? (nella foto) alla persona, presumibilmente un cacciatore che, trovando una parte del cranio di Davide Barbieri, lo adagiò sul ramo di un albero, sul ciglio del sentiero, in quella zona boschiva di Morrano Nuovo, nota come Piano della Casa, vicino a Orvieto. Era il 27 luglio 2008 quando il giovane, che all'epoca aveva 27 anni – il 21 marzo di quest'anno li avrebbe compiuti 41 – si allontanò dalla comunità di recupero, dove si trovava ospite da una decina di giorni, facendo perdere così le sue tracce. I resti vennero ritrovati solo nel 2017, paradossalmente a poco più di un chilometro dal punto dell'allontanamento. Due anni dopo, i risultati delle analisi confermarono la compatibilità genetica tra il Dna fornito dalla donna e la parte di teschio ritrovata, confermando così che i resti appartenevano proprio a Davide.

Oggi c'è una causa civile in corso. E, come confermato dall'avvocato Nicodemo Gentile, presidente di Penelope, l'associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse, c’è un fascicolo in giacenza presso la Procura della Repubblica di Terni. Nel corso della trasmissione condotta da Federica Sciarelli sono state ricostruite anche alcune testimonianze telefoniche tra il personale della struttura. “Quando ho letto i toni di quella conversazione – ha detto Laura – sono stata male per giorni, per l'assenza di sensibilità”. I punti oscuri sulla vicenda non mancano. A partire da come, quando e perché il giovane morì. In particolare c'è bisogno di conoscere il luogo esatto dove è stato trovato il cranio. Il terreno sul quale un corpo giace, infatti, assorbe liquidi e sostanze che, dopo essere analizzati in laboratorio, possono fornire informazioni preziose.

Per questo è importante che chi ha ritrovato i resti del ragazzo si faccia vivo, anche attraverso una telefonata anonima, alle forze dell'ordine o a Penelope. “Ringrazio per il suo gesto di profonda umanità la persona che ha raccolto i resti di Davide, quel mio meraviglioso giovanotto restituitomi in una scatola di scarpe, dopo oltre 11 anni di attesa, e li ha posati su un palo sul ciglio del sentiero – ha detto la madre, Laura – ma chiedo anche che faccia sapere qualcosa. C'è bisogno di saperne di più”.