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Umbria, emergenza badanti: i lavoratori domestici sono 40 mila ma la domanda supera l'offerta

Sabrina Busiri Vici
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I bisogni assistenziali crescono. E le difficoltà di avere risposte adeguate si manifestano in maniera sempre più diffusa tra i familiari di persone anziane, con disabilità o malate, non in grado di svolgere le attività quotidiane in autonomia, quindi bisognose di assistenza, anche temporanea, per esempio dopo un intervento chirurgico. Con la stagione estiva poi scatta una vera e propria emergenza badanti per le famiglie: in Umbria si registra, infatti, una domanda superiore all’offerta da quanto emerge dagli stessi operatori e a mancare sono soprattutto i profili idonei a soddisfare le richieste di personale domestico convivente.

 

 

“Gestisco richieste di 160 famiglie e non riesco a prenderne di nuove perché siamo in difficoltà in questo momento a reperire personale per l’assistenza domiciliare”, afferma un’operatrice della cooperativa sociale Nuova dimensione. “L’offerta attualmente è sottodimensionata: non è possibile soddisfare ben oltre il 10% delle richieste sia per mancanza di lavoratrici sia perché non è facile trovare il profilo giusto. Ogni richiesta implica una lunga ricerca”. Le motivazioni, secondo l’operatrice di Nuova dimensione, sono diverse: “Prima con il Covid e ora con la guerra sono in numero minore le persone che intraprendono questi percorsi lavorativi; inoltre rispetto a dieci anni fa non c’è ricambio generazionale e poi c’è chi abbandona l’Umbria perché in altre regioni la situazione retributiva è migliore”. L’operatrice comunque sottolinea “Noi ci atteniamo al contratto nazionale”. Le difficoltà sono confermate anche dall’agenzia Privata assistenza che ha diversi recapiti nel territorio da Perugia a Città di Castello a Corciano. “In questo periodo la domanda è nettamente maggiore all’offerta - riporta un’operatrice al telefono -. In particolare per l’h24 parlo almeno con una famiglia al giorno. Il problema, infatti, si riscontra soprattutto nella richiesta di personale domestico convivente perché non ci sono i profili giusti disponibili. Spesso le famiglie arrivano a noi dopo diverse esperienze senza successo. In questi casi entrano in gioco tante dinamiche che restringono notevolmente il bacino di lavoratori a cui attingere”. I fattori determinati sono il possesso di un’auto; la collocazione della casa dove fare assistenza, le difficoltà della persona assistita.

 


Anche l’Unione nazionale consumatori dell’Umbria riscontra il problema: “Soprattutto riguardo al reperimento di personale con le adeguate referenze” riporta il presidente Damiano Marinelli. “In proposito stiamo preparando una lista di persone munite delle giuste referenze e dotate di esperienze lavorative adeguate, è un progetto in corso che stiamo portando avanti con l’aiuto dei patronati”.
Nel rapporto Domina 2021 si evince che in Umbria i collaboratori domestici sono 40 mila, quasi il 5% della popolazione. I regolarmente assunti sono 19.591 (+6,4% rispetto al 2019). Mentre le famiglie sono quasi 21 mila. I dati Inps registrano un numero di badanti lievemente superiore (51,3%) rispetto alle colf. Queste due tipologie di lavoratori stanno seguendo trend differenti: le badanti sono in costante, seppur timida, crescita, mentre le colf continuano a diminuire dal 2012. Di conseguenza nel 2018 si è registrato il sorpasso delle badanti sulle colf. Il 51,1% dei lavoratori domestici proviene dall’Est Europa, e si registra una netta prevalenza del genere femminile (91,6%) su quello maschile. L’età media del lavoratore è 49,6 anni e, per quanto riguarda le settimane lavorate, si registra una prevalenza di chi non ha completato l’anno lavorativo (61,3%). Solo il 25,3% dei lavoratori vive con le famiglie datrici di lavoro.
Nel complesso, nel 2020 le famiglie in Umbria hanno speso 148 milioni di euro per la retribuzione dei lavoratori domestici (stipendio, contributi, tfr). Il valore aggiunto prodotto da questa componente vale circa 300 milioni di euro.
Nel 2050 in Umbria vi saranno 44 mila anziani in più (ultra-ottantenni) a fronte di 10 mila bambini in meno (0-14 anni). Per questo, la componente anziana sarà più numerosa di quella infantile (14,6% della popolazione contro 11,3%), aspetto che suggerisce un potenziale aumento della domanda di badanti nei prossimi anni.