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Umbria, imprenditore vince contro Equitalia e gli vengono annullate cartelle esattoriali per 1,4 milioni

Alessandro Antonini
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Un imprenditore del settore impiantistico della zona di Assisi si è visto annullare 1,4 milioni di cartelle esattoriali - risalenti dal 2005 a al 2019 - per difetti di notifica. La commissione tributaria provinciale ha citato un’ordinanza della Cassazione per cui le mail che arrivano da poste elettroniche certificate non iscritte ai pubblici registri non sono valide. Cioè “viziate da nullità insanabili”, scrive la commissione. Inesistenti. Si tratta di 71 avvisi di pagamento tra Iva, Irap, Irpef Tari e altre imposte dell’ex Equitalia. Negli ultimi anni l’impresa aveva cercato di poter far fronte agli esborsi richiesti anche attraverso una rateizzazione dell’importo totale della ma poi con la crisi pandemica non è riuscita più a pagare. La somma iniziale era più bassa: del milione e 400 mila euro il 40% era costituito da sanzioni per more e interessi. Senonché interrotta la rateizzazione nel novembre 2021 l’Agenzia delle entrate ha notificato un’intimazione di pagamento con cui chiedeva entro cinque giorni il saldo del tutto anticipando che in mancanza avrebbe dato seguito ai pignoramenti. Così l’imprenditore, assistito dall’avvocato Alessandro Bacchi, si è rivolto al giudice competente che ha annullato l’intero carico tributario in quanto la normativa in termine di notifica non era stata rispettata.


“E’ una situazione molto comune - spiega Bacchi - si tratta di imprese che hanno accumulato debiti nei confronti dell’erario e tengo a precisare che non si tratta di evasione in senso stretto ma semplicemente di debiti che non si è riusciti a pagare perchè magari un creditore è fallito o per altre ragioni relative all’andamento dell’impresa stessa. Non si tratta di somme sommerse. In questi casi l’impresa si trova sempre in grande difficoltà perché l’azione dell’Agenzia delle entrate tende a incassare in qualsiasi modo anche bloccando l’operatività dell’azienda stessa con delle gravi ripercussioni in via indiretta anche sui livelli occupazionali”.


Il problema però non risiede negli addetti dell’Agenzia, che, secondo Bacchi, “non hanno nessuna discrezionalità ma devono solamente porre in essere le manovre che la legge gli impone ben consapevoli purtroppo delle criticità che si vanno a creare. Non possono esimersi andando diversamente incontro a delle responsabilità civili e penali”. La questione secondo il legale “si risolve con un intervento del Parlamento che consenta una discrezionalità in capo ai funzionari di Ader utile a trovare un bilanciamento tra gli interessi dello Stato a incassare e la sopravvivenza dell’impresa stessa e dei suoi livelli occupazionali”.