Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Spoleto, ex Novelli: anche la terza asta va deserta 

Rosella Solfaroli
  • a
  • a
  • a

Ancora una fumata nera per la ex Novelli. Anche la terza asta per la vendita del ramo uova dell’azienda è infatti andata deserta. Forse ce ne sarà una quarta, come conferma anche Leandro Campana, delegato alla vendita su incarico dei curatori fallimentari. La delega che gli è stata consegnata dal giudice che cura la vicenda della ex Novelli, infatti, prevede quattro tentativi di asta. Se questo ulteriore e ultimo tentativo di vendita verrà confermato, ci sarà inevitabilmente un ulteriore ribasso sul prezzo di cessione del ramo produttivo. Ribasso che sarà del 25 per cento. Con il prezzo a base d’asta partito da circa 14 milioni di euro, arrivato oggi in questo terzo tentativo di vendita a 9,7 milioni di euro (con offerta minima di 7,3 milioni di euro), qualora il quarto tentativo dovesse diventare realtà il prezzo si dovrebbe aggirare intorno agli 8 milioni di euro (con una offerta minima ancora da definire ovviamente).

 

 

“Verrà portato avanti lo stesso meccanismo fin qui adottato – dice Campana - però ogni decisione è demandata ai curatori che riferiranno ai due giudici su questa terza asta andata deserta per poi decidere il da farsi”. Eppure qualche segnale che aveva fatto ben sperare sulla possibile acquisizione del ramo uova della ex Novelli c’era stato qualche mese fa. Esattamente nel momento in cui venne resa pubblica la terza asta di vendita. Alcuni lavoratori, infatti, avevano segnalato la presenza di una delegazione tra i reparti dello stabilimento di Spoleto. L’imprenditore che si è affacciato alla ex Novelli prima di Pasqua pare arrivasse dalla Lombardia, è l’unica indiscrezione che è trapelata, ma non fu dato nemmeno sapere se si trattasse di un soggetto economico già attivo nel comparto. L’unica cosa certa è che l’imprenditore lombardo è stato il primo a mettere ufficialmente piede nello stabilimento spoletino dove si producono uova a marchio Ovito. Ma stando a quanto è successo nelle ultime ore, tutto si è dissolto, ancora una volta, in una bolla di sapone.

 

 

Una terza asta di vendita che potrebbe segnare il coinvolgimento diretto dei circa 100 lavoratori (erano 146) rimasti. I quali pare abbiano già costituito una cooperativa per puntare all’affitto del ramo d’azienda per almeno tre anni. L’unica certezza per loro però, al momento, è rappresentata dalla cassa integrazione straordinaria che è stata finanziata per 12 mesi a partire dal 2 maggio scorso e permetterà così alle maestranze di usufruire a rotazione dell’ammortizzatore sociale.